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Zielinski regala la vittoria ai nerazzurri

Il match comincia con una Juventus molto reattiva, che prova un dominio del gioco e una aggressione alta. Un avvio che dura poco: l’Inter prende il comando delle operazioni. Al 17′ il vantaggio arriva naturale: bella manovra, cross basso di Luis Henrique e deviazione nella propria porta di Cambiaso. Autogol, nella stessa porta dell’autorete di Gatti nel febbraio 2024. La Juve è viva, ha nelle incursioni di McKennie un’arma tagliente. Il pari arriva al 26′, su un pallone dalla destra che attraversa l’area e trova l’inserimento puntuale proprio di Cambiaso: 1-1 e tutto da rifare. L’Inter si ributta in avanti, con qualità e tanti uomini. Thuram inventa di tacco per Zielinksi, il cui scavino viene salvato sulla linea da Bremer. Sucic è sugli scudi, domina nei dribbling e nelle azioni create. Quello che succede al 42′ ha dell’incredibile e di fatto incide su tutto il match. Di Gregorio salva sul colpo di testa di Thuram con un riflesso pazzesco, poi Bastoni devia la palla che colpisce entrambi i pali ed esce! Da non crederci. Sul ribaltamento di fronte la Juve riparte, l’Inter recupera, Bastoni viene steso da Kalulu che, già ammonito, viene espulso. La ripresa con la Juventus in 10 e l’Inter all’arrembaggio. C’è Carlos per Bastoni, mentre nella Juve Holm prende il posto di Conceiçao, con i bianconeri che schierano un 4-4-1. Anche nell’area dell’Inter succede di tutto, sintomo di un match completamente imprevedibile: prima Cambiaso fa tutto il campo e arriva in area, tiro respinto da Sommer, McKennie non calcia e cerca un compagno, poi doppio tiro di Miretti e McKennie, due risposte del portiere nerazzurro. Insomma, c’è vita, da una e dall’altra parte. L’Inter saluta il ritorno in campo di Calhanoglu (per Barella, altro ritorno) e il turco inizia a colpire dalla distanza. La sfida è aperta con Di Gregorio, che nega un gol strepitoso al numero 20. La Juve ha la forza per ripartire, mentre l’Inter si ammassa in avanti. Thuram sfiora l’incrocio, le conclusioni da fuori sono tante (a fine partita saranno 21 i tiri).
Al 76′ il gol di Esposito: solita perfetta parabola da sinistra di Dimarco, torsione aerea del centravanti e gol stupendo all’incrocio. Tripudio nerazzurro, tutti addosso al centravanti, entrato al centro di un tridente pesantissimo con Thuram e Lautaro. Uno sforzo ripagato ma non sufficiente. La Juve si butta in avanti con Boga e Openda e all’83’ segna il 2-2 con un bel destro di Locatelli. San Siro incredulo, ma l’Inter non ha finito le energie. Altro assedio, obbligato. Ripartono i tentativi da fuori, Di Gregorio fa il fenomeno su Bisseck ma nulla può al 90′ sul sinistro rasoterra di Zielinski. Il gol arriva al 90′, poi un lungo recupero, tra duelli e ripartenze. Basta così, ha vinto l’Inter. L’Inter batte i bianconeri col punteggio di 3-2 nella venticinquesima giornata di Serie A.

L’Inter in fuga travolge il Sassuolo

Meglio di cosi non poteva andare. L’Inter stravince al Mapei Stadium rifilando un pesantissimo 5 a 0 alla squadra di Grosso che di fatto scompare dal campo dopo i primi 45 minuti. Un monologo, quello nerazzurro, aperto dalla rete di Bisseck e dal raddoppio immediato di Thuram. Un uno-due letale che manda al tappeto i padroni di casa che non riescono a reagire mentre i nerazzurri trovano occasioni e giocate. Prima dell’intervallo la squadra di Grosso trova la rete per tornare in corsa ma il gol viene giustamente annullato per fuorigioco di Laurientè. Nella ripresa ci pensa subito Lautaro a fissare il risultato e dal quel momento è accademia. L’Inter controlla, affonda, gestisce a piacimento la gara. Akanji e LH trovano la prima gioia in nerazzurro portando il passivo per i ragazzi di Grosso sul 5 a 0. L’Inter esce dal Mapei con il morale alto, un buon viatico per la marcia d’avvicinamento alla sfida di sabato prossimo contro la Juventus.
Emiliani umiliati in casa. Nerazzurri in gol con Bisseck, Thuram, Lautaro Martinez (che raggiunge Boninsegna nella classifica dei bomber del club di tutti i tempi), Akanji e Luis Henrique. L’Inter non si ferma più e incassa la quinta vittoria consecutiva travolgendo il Sassuolo in trasferta col punteggio di 5-0 nella ventiquattresima giornata di Serie A.

Rossoneri esplosivi contro i felsinei

Al “Dall’Ara” Bologna-Milan termina 0-3. Sblocca il risultato Loftus-Cheek al 20’, raddoppio rossonero al 39’ su rigore trasformato da Nkunku, tris di Rabiot al 48’. La squadra di Allegri mantiene il ritmo della capolista Inter. Avvio deciso dei padroni di casa con pressing e marcatura a uomo. Nei primi 5’ di gioco i rossoneri, per l’occasione in tenuta “Total yellow”, hanno difficoltà a costruire azioni pericolose.
La prima vera occasione del vantaggio è però del Milan all’8’ Nkunku in ripartenza lancia Loftus-Cheek che si porta a tu per tu con Ravaglia ma il portiere felsineo blocca il pallone in uscita a terra. Ancora gli ospiti pericolosi al 17’. Elaborata azione dei rossoneri, cross di Athekame e colpo di testa di Fofana, di poco al lato. Il vantaggio del Milan al 20’. Ancora un’azione elaborata, serie di rimpalli che favoriscono gli uomini di Allegri, cross da destra sul quale ci prova Nkunku di testa sul secondo palo ma Ravaglia smanaccia in tuffo. La palla rimane davanti la porta del Bologna, anche qui rimpalli favorevoli agli ospiti con Rabiot che prova la conclusione, respinta in qualche modo dalla difesa rossoblù, la sfera arriva a Loftus-Cheek che batte l’estremo difensore felsineo. Al 39’ il raddoppio del Milan su rigore. Il penalty fischiato per l’atterramento di Nkunku, al 35’ da parte di Ravaglia in uscita. Lo trasforma lo stesso Nkunku.
Concessi 3’ di recupero, trascorsi i quali, squadre negli spogliatoi per l’intervallo.
In apertura di secondo tempo il terzo gol del Milan al 48’. Errore della difesa del Bologna in fase di ripartenza: passaggio corto di Heggem, Rabiot “di rapina” s’inserisce e ruba palla per poi battere in diagonale Ravaglia, qui forse non impeccabile.
Un minuto dopo l’ora di gioco il miglior tiro in porta dei padroni di casa. Odgaard ci prova dalla distanza, la sua conclusione impegna Maignan che para a terra in due tempi.
Negli ultimi 20’ di partita il Milan rallenta il ritmo di gioco e il Bologna prova a spingere nel tentativo di accorciare le distanze; ma la difesa rossonera fa buona guardia e gli uomini di Italiano possono soltanto provare conclusioni da fuori area.
A 2’ dallo scadere del tempo regolamentare il Milan sfiora il poker con la conclusione di Fullkrug di testa, intercettata in acrobazia da Ravaglia, poi la palla attraversa lo specchio della porta e viene recuperata dalla difesa felsinea.
Dopo 4’ di recupero termina l’incontro al “Dall’Ara” con i rossoneri rimasti gli unici a -5 dalla capolista.
Strepitosa vittoria del Milan contro il Bologna per 3 a 0 nella ventitreesima giornata di Serie A.

Trionfo dei bianconeri contro i partenopei

La Juventus strapazza un Napoli con i cerotti: David nel primo tempo, Yildiz e Kostic nell’ultimo tratto di gara, il big-match dello Stadium finisce con un netto 3-0.
Conte subisce la quinta sconfitta in campionato e vede l’Inter scappare via a 9 punti, oltre ad avere proprio Spalletti nello specchietto retrovisore ad appena un punto di distanza.
Il toscano conferma l’undici di Champions contro il Benfica con un solo cambio: sulla trequarti non c’è Miretti ma Conceicao, tornato titolare dopo un mese di acciacchi. In attacco c’è ancora David con Yildiz, McKennie e appunto il portoghese a supporto, a centrocampo gioca l’affiatata coppia Thuram-Locatelli, in difesa vengono riproposti Bremer e Kelly tra Kalulu e Cambiaso. Conte è in piena emergenza: alla lunghissima lista di indisponibili si aggiungono Milinkovic-Savic e pure Mazzocchi per problemi muscolari, in porta va Meret che non giocava da fine settembre. Il terzetto difensivo è guidato dall’ex Toro Buongiorno, sulle corsie laterali giocano Gutierrez e Spinazzola, in attacco Hojlund può contare sull’appoggio di Vergara ed Elmas. In panchina c’è anche Giovane, arrivato nelle ultime ore dal Verona, mentre sugli spalti di uno Stadium da tutto esaurito sono presenti John Elkann e il grande ex bianconero Pjanic oltre a papà Thuram e al nerazzurro Marcus.
La sfida fatica ad entrare nel vivo, ma dopo una ventina di minuti di studio si stappa del tutto: il primo a provarci è Thuram, che con un destro a giro va a colpire l’incrocio dei pali. Il Napoli risponde sul capovolgimento di fronte con un tiro di Vergara deviato ma ben controllato da Di Gregorio. Al 22′ arriva il vantaggio della Juve: l’azione è prolungata e confusa, alla fine Locatelli con un tacco volante serve David il quale è bravo a resistere alla pressione di Spinazzola e sottoporta a battere Meret. I partenopei rischiano di crollare un paio di minuti dopo, quando Yildiz mette Conceicao solo davanti al portiere e proprio sulla linea interviene Buongiorno.
Nel finale, le due panchine protestano timidamente per gli episodi nelle due aree di rigore: da una parte, nella stessa azione, finiscono giù Hojlund e Vergara nei contatti con Bremer e Kalulu, dall’altra i protagonisti sono David, lo stesso Vergara e Meret, ma per Mariani non c’è nulla in nessun caso. Il Napoli cerca di alzare ritmo e baricentro ma va a sbattere contro il muro bianconero. All’ora di gioco il bianconero inserisce Cabal e Kostic al posto di Conceicao e Cambiaso, mentre nel Napoli fa il suo esordio Giovane per gli ultimi 20′.
La Juventus si impone sul Napoli per 3 a 0 nella ventiduesima giornata di Serie A.

Il Napoli soffre ma ritrova la vittoria

Il Napoli ritrova la vittoria dopo tre pareggi consecutivi in un match combattuto e difficile al Maradona contro un Sassuolo che attacca e sfiora diverse volte il pari.
L’1-0 finale, da un gol di Lobotka al 7′ del primo tempo, e’ un successo prezioso per la squadra di Conte che però dimostra la stanchezza nella ripresa con un Sassuolo che ci prova ma alla fine non riesce a sfondare la difesa azzurra che tiene. Lunga la lista in avvio degli assenti per problemi fisici di Napoli e Sassuolo che però giocano con velocità e pressing, ma alla fine il Napoli finisce con nuovi infortunati: Rrahmani, Elmas e Politano che vanno valutati per il match di Champions a Copenaghen. Il Napoli scende in campo deciso a uscire dai tre pareggi di fila e lo dimostra in un avvio di qualità mostrato in avvio da Vergara, all’esordio in A on maglia azzurra dal 1′ che dopo 5′ fa un veloce sprint e dà palla a Hojlund, ma Muric devia in angolo a due passi dalla porta. Il gol però arriva al 7′ quando dopo uno scambio con Spinazzola Elmas entra in area e tira forte, respinto dal portiere Muric e palla che arriva a Lobotka che da fuori area tira di piatto segnando dopo tre anni dall’ultimo gol. Il Maradona ritrova il sorriso ma il Sassuolo comincia a premere da subito, in particolare sulla sinistra, dove Vergara torna di meno e Lauretié è scatenato. Il francese già al 10′ entra in area e tira, Milinkovic respinge e Pinamonti non riesce a tirare per l’intervento di Juan Jesus. Il Sassuolo riesce a tenere bene la palla attaccando, con il Napoli che controlla e rallenta il match. Elmas controlla molto Matic a centrocampo, chiudendo la nascita delle azioni del Sassuolo e la difesa azzurra tiene. Il Napoli si rivede al 17′ quando Spinazzola vede Di Lorenzo entrare in area e lo serve, ma il colpo di testa va fuori di poco. Nuova ripartenza poi di Laurentié a sinistra, palla a Lipani che tira forte da fuori area, che esce di poco.
Il Sassuolo ha coraggio, comincia a dominare di palla premendo, ma senza riuscire a bucare la difesa. Vanno meglio invece gli scatti di Laurentié nei contropiedi, che dialoga con Fadera dall’altra parte. E infatti arriva l’assist al 33′ del francese per Fadera che tira fuori. Poco dopo angolo con palla in area, testa di Pinamonti e poi di Vranckx ma Milinkovic blocca a terra. Conte guarda dalle tribune preoccupato, il Napoli comincia ad alzare il pressing e si riprende l’attacco con al 40′ fallo di Vrancx su Vergara che lo ha superato e punizione dal limite dell’area che tira McTominay mandando fuori di poco. Elmas si infortuna, entrano Politano e Lang per lui e Beukema con Di Lorenzo che torna in difesa. Ma al 21′ c’è infortunio alla cosca per Rrahmani che esce zoppicando ed entra Buongiorno. Il Sassuolo attacca ma non sfiora il gol, anzi al 29′ McTominay intercetta il rinvio del portiere e tira sfiorando il palo. Le due squadra sono stanche, si crea poco. Il finale è di stanchezza, chiude Politano con un tiro da fuori e subito dopo si fa male alla coscia, poi Idzes prova un tiro che va alto. Napoli chiude con il dolore, il Sassuolo rimpiange l’attacco che non ha portato il gol. Il Napoli batte il Sassuolo 1-0 nella ventunesima giornata di Serie A.

I nerazzurri fermati da McTominay

La voglia di un grande match, la concentrazione al massimo. L’Inter corre a tutta, aggredisce ed è pericolosa fin dalle prime battute. Dopo 9 minuti è già avanti, e San Siro è una bolgia. Zielinski strappa palla a McTominay a centrocampo: la transizione nerazzurra è letale, con Thuram che verticalizza in area per l’accorrente Dimarco. Vola il 32 e di sinistro da posizione defilata trafigge Savic. Un gol bellissimo per iniziare al meglio una partita complicata, fatta di tante battaglie, con la linea avversaria pronta a infoltirsi. I palloni recuperati nella metà campo del Napoli diventano subito occasioni per colpire ancora. A volte l’Inter pecca di precisione, ma gli ospiti sono in balia. Poi, all’improvviso, il pareggio. Al minuto 26, alla prima azione offensiva del Napoli. Combinazione sulla sinistra tra Spinazzola ed Elmas, palla al centro per l’inserimento perfetto di McTominay.
Il gol spegne un po’ l’ardore nerazzurro, ma l’Inter è ancora la squadra che comanda la partita e che può far male. Conclusioni sfortunate, fino al colpo di testa di Thuram alzato in corner da Milinkovic-Savic. La ripresa si apre in maniera complicata per l’Inter, che soffre le sfuriate di Hojlund, vicinissimo al gol al minuto 3. Un segnale chiaro: il Napoli si alza e la pressione dell’Inter è meno efficace. Nei primi quindici minuti del secondo tempo gli ospiti vanno dritti, la difesa nerazzurra deve faticare. Con l’ingresso di Mkhitaryan l’Inter trova nuove energie e proprio l’armeno si procura un rigore, in un’azione che era terminata con un gran sinistro fuori di poco di Bastoni. Revisione del VAR per un fallo di Rrahmani su Mkhitaryan. Dal dischetto, al 73′, Calhanoglu: un bacio al palo per il 2-1, dentro a un San Siro indiavolato, con un clima molto teso dopo le proteste della panchina ospite e l’espulsione dell’allenatore del Napoli per proteste. Purtroppo il vantaggio dura pochi minuti: all’81’ altra zampata in area di McTominay, dopo un pallone di Politano lanciato in area, con la sponda precisa di Lang. Una mazzata sulla partita, ma l’Inter ci prova fino in fondo, anche grazie alle energie dei nuovi entrati. Al terzo minuto di recupero un destro di Mkhitaryan in area fa urlare tutta San Siro: il tiro, sporcato da un difensore, si infrange sul palo, con Milinkovic Savic battuto. McTominay mattatore ferma i nerazzurri sul pareggio nella ventesima giornata di Serie A.

Vittoria interista

L’inizio della partita è a senso unico con l’Inter che ci prova in ogni modo, ma in particolare con la testa. Ce la mette per costruire una manovra paziente e per trovare la spizzata decisiva. E il primo vero tiro in porta arriva proprio in questa maniera (all’11’) con Pio: Corvi para. Poi il lampo di Bisseck: stavolta il numero uno di Cuesta si supera e poi la traversa finisce l’opera. Palla fuori. Il suggerimento era arrivato da destra, da un Luis Henrique – alla nona partenza da titolare consecutiva – che ha corso tanto e toccato tanti palloni. Ma la sua fascia è diventata anche autostrada per il Parma che da quel lato, alla mezz’ora, ha costruito l’occasione più grande della sua partita: la discesa in velocità termina con il cross preciso di Valeri che Ondrejka, con un bel colpo al volo, si vede respingere dall’incrocio dei pali. Dall’altro lato, Esposito poco dopo copia l’avversario col numero 17 e anche lui dopo una lotta corpo a corpo con Circati gira di prima il pallone verso la porta ma scheggia la traversa. Alla fiera dei tiri verso la porta di Corvi si aggiungono Lautaro (prima di testa, poi con un rasoterra) e Calhanoglu (dalla distanza) ma il gol arriva dall’ex sulla fascia mancina. Quasi, sì. Perché anche otto anni fa un suo gol ha deciso una sfida tra Inter e Parma ma, al di là del fatto che quello lo ha segnato a San Siro, il particolare non di poco conto è che allora Di Marco indossava la maglia crociata. Era il 15 settembre del 2018 (ultimo successo degli emiliani in campionato contro l’Inter), in quel Parma c’era in panchina anche un 19enne Bastoni, e quello era il primo gol in Serie A dell’esterno azzurro; questo invece è il suo terzo del campionato (il primo in trasferta). Segna, da posizione defilatissima, un gol che è una rasoiata che si infila sotto le gambe di Corvi ma la rete è subito in dubbio. Lautaro, Pio e l’autore del gol circondano l’arbitro Colombo per delle spiegazioni, lui, mano a conchiglia, ascolta la sala Var. Ma l’esultanza è solo posticipata, dopo il check (si controllava un fuorigioco proprio dell’esterno) l’Inter può festeggiare.
Nel secondo tempo bisogna aspettare l’ultimo secondo per il raddoppio, ma l’Inter ci ha provato, eccome, anche da molto prima soprattutto con Sucic che però prima viene fermato da un fuorigioco e poi dalla sua poca lucidità a due passi dalla porta. Al 68’ il croato si divora il raddoppio e pochi secondi più tardi viene sostituito da Barella. Poi esce anche Calha e lascia il posto a Zielinski che prende in mano la regia negli ultimi 20 minuti. Chivu aveva annunciato alcune rotazioni e qualche minuto di riposo a chi gioca di più in tempi di partite ogni tre o quattro giorni. Thuram entra al 79’ al posto di un volenteroso Esposito ma l’attacco cambia tutto a cinque minuti dalla fine quando Lautaro lascia il posto a Bonny. Il francese si rivede 19 giorni dopo l’ultima volta, ovvero la semifinale di Supercoppa; in campionato invece non giocava dal derby. Entra in campo applaudito dai nuovi e vecchi tifosi e il suo ritorno è un’altra buona notizia con cui Chivu torna a Milano, perché ha messo alle spalle l’infortunio e perché ha anche ritrovato la via del gol. Nessuna esultanza, mani in alto quasi come a chiedere scusa alla sua vecchia casa, e alla fine anche nessuna rete perché viene annullata dal Var per un fallo di mano di Thuram. E poi, chissà, forse per “scusarsi” è proprio il numero 9 interista a firmare il 2-0 all’ultimo secondo. I nerazzurri superano 2-0 il Parma nella diciannovesima giornata di Serie A.

I partenopei vittoriosi contro la Lazio

Sarri ritrova Guendouzi e Basic a centrocampo. Noslin confermato da centravanti (Castellanos ha salutato per il West Ham). Conte ripropone in blocco la formazione che ha vinto a Cremona. Napoli subito proteso all’attacco. Ma la prima vera chance è della Lazio: all’8’, colpo di testa di Noslin, ribattuto in angolo da Di Lorenzo. Al 13’ passa il Napoli: cross di Politano dalla destra, irrompe Spinazzola che con una fiondata infila Provedel. Il vantaggio fortifica gli azzurri: manovra fluida e pronta alle verticalizzazioni. La Lazio punta sulle ripartenze. Ricomincia a piovere sull’Olimpico, anche in modo intenso. Napoli sempre più padrone della fase di possesso. E al 32’ arriva il raddoppio con un colpo di testa di Rrahmani, innescato da un calcio di punizione calibrato da Politano. La Lazio riparte di slancio. Opportunità offensiva per Noslin dopo un faccia a faccia con Milinkovic, neutralizzato il successivo tentativo di Cancellieri. Napoli ancora però pericoloso: al 38’ traversa di Elmas. Gara saldamente in pugno della formazione di Conte.

Nella ripresa Lazio più aggressiva per cercare varchi in avanti. Napoli sempre carico. All’8’, sassata di Hojlund sull’esterno della rete. Al 17’, Sarri fa entrare Lazzari al posto di Pellegrini: di conseguenza Marusic si sposta nel ruolo di terzino sinistro. Tensioni alte in campo. Al 24’, battibecco fra Noslin e Rrahmani: entrambi ammoniti. Mazzocchi dà il cambio a Neres e si piazza sulla corsia destra mentre Politano si accentra. Nella Lazio entrano Belahyane e Isaksen per Cataldi e Cancellieri. Al 31’, spunto di Isaksen, arginato da Juan Jesus con deviazione in angolo. Due minuti dopo ghiotta opportunità per il Napoli: fuori il colpo di testa di Elmas. Spazio a Gutierrez e Buongiorno per Spinazzola e Rrahmani. Campo pesante anche se la pioggia è diminuita. Al 36’ la Lazio resta in dieci: espulso Noslin (seconda ammonizione) dopo un fallo su Buongiorno. Nel Napoli Lang e Ambrosino subentrano a Hojlund e a Elmas. Nella Lazio Zaccagni sostituito da Pedro, accolto da un’ovazione dei tifosi del Napoli: suo il gol all’Inter nella volata scudetto del passato campionato. Al 42’, rissa davanti alla panchina del Napoli: espulsi Marusic e Mazzocchi. Traversa della Lazio su capocciata di Guendouzi. Cinque minuti di recupero finale. Il Napoli sa controllare tutto sino all’ultimo e timbra i tre punti dell’Olimpico con soddisfazione. Il Napoli supera 2-0 la Lazio nella diciottesima giornata di Serie A.

I rossoneri riprendono la scia vittoriosa

Ritmi bassi, Milan col possesso al 60% ma poche idee e un paio di ripartenze gestite male “tecnicamente”, come direbbe Allegri. Occasioni, due. Al 20’ uno stop-e-tiro di Loftus-Cheek deviato da Niasse, fuori di nulla, e al 28’ un cross basso e forte di Rabiot, su cui Nkunku legge male il tabellone degli orari: parte tardi e non arriva in tempo. Il Verona ha fatto la sua partita fino al 45’, poi Rabiot e Pulisic hanno cambiato la domenica con il gol e da lì non c’è più stata storia. Troppo ingenuo Nelsson, troppo povero offensivamente il Verona, che ha alternato gli attaccanti senza risultato: nel primo tempo Mosquera lento e fuori condizione, Giovane più attivo ma senza bollicine, nel secondo Sarr fuori dal gioco e Orban non oltre un tiraccio.

Il Milan è stato cinico e attento dietro, con Pavlovic molto preciso. Ha segnato prima il secondo, poi il terzo gol e sì, Nkunku dopo il rigore ha gonfiato il palloncino rosso, che prendeva polvere nella calza dal gol al Lecce, più di tre mesi fa. A quel punto, Modric ha dato una gran palla no look a Rabiot – lo stadio, ricordando Pirlo e forse Rivera, si è commosso – e Loftus-Cheek è andato vicino al 4-0, calciando su Montipò un bella palla di Nkunku, addirittura in versione assistman creativo. Che resta, degli ultimi minuti? La standing ovation per Modric, uscito a 20 dalla fine, l’esordio di Odogu da braccetto di destra e un gol annullato a Orban per fuorigioco. Se interessano due numeri, eccoli: il Milan ha vinto la decima partita di fila con il Verona, che ha allungato a 68 la striscia di partite giocate a San Siro in A senza mai vincere. Quanto al Milan, finisce l’anno da candidata scudetto e magari da capolista, se l’Atalanta darà una mano. Va bene Nkunku, vanno bene tutti, ma per primo ringrazi Pulisic, che anche questa volta ha sbloccato la giornata. Il Milan supera 3-0 il Verona nella diciassettesima giornata di Serie A.

Il Bologna rimonta e vince contro gli scaligeri

Dopo sette gare si sblocca il Bologna che sconfigge 3-2 un combattivo Verona. Gli scaligeri passano in vantaggio con Orban, si fanno rimontare (Orsolini, Odgaard e Castro), accorciano per l’autorete di Freuler e sfiorano il pari nel finale: Zanetti e i suoi, dunque, continuano ad accumulare buone prove e tanti rimpianti. Per entrambe le squadre questo match ha un’importanza capitale e, dunque, nei primi minuti regna la tensione al Bentegodi. Nasce anche da questo nervosismo la rete dell’Hellas Verona, con un’azione che parte da un errore rossoblù e dal coast-to-coast di Bernede. Il francese si fa quaranta metri palla al piede e aziona Orban, che sorprende Ravaglia calciando sul palo lungo e spiazzandolo. Siamo dunque sull’1-0 per i gialloblù che, però si disuniscono e vengono puniti nella mezz’ora seguente. Proprio Orban sbaglia l’intervento difensivo su Orsolini, che rientra sul sinistro e trova un eurogol: pallone al sette da posizione impossibile, al 21′ è 1-1. La partita ha cambiato definitivamente volto e domina il Bologna, che ribalta il risultato al 29′ con Odgaard, autore di una rasoiata dal limite sull’assist di Dominguez.

C’è un protagonista argentino anche nel tris, con la grande giocata di Castro, che tira al volo e beffa Montipò con una sassata che si stampa sulla traversa ed entra in rete. Si va dunque al riposo sul 3-1 per il Bologna e Zanetti reagisce subito, con tre cambi nei primi dieci minuti nella ripresa. Non lascia il campo solo l’ammonito Unai Nùñez, annichilito da Dominguez, e si passa al tridente: Giovane affianca Sarr e Orban. Il Bologna prova controllare e l’Hellas, dopo qualche minuto di assestamento, va all’assalto. Il caos calmo generato dal tridente gialloblù porta al gol che riapre la sfida, con l’autorete di Freuler sul tiro-cross di Orban (71′), e non solo. Passano pochi minuti e, infatti, gli scaligeri sfiorano anche il clamoroso pari in mischia: Ravaglia si supera, doppia occasione sfumata per Sarr e Gagliardini. Nel finale entra anche Mosquera, ma l’assedio gialloblù non ha esito. Vince il Bologna, che sale a quota 30 punti e scavalca la Lazio: dopo 54 giorni vincono i rossoblù, ora a -1 dal settimo posto. Il Bologna batte 3-2 il Verona nella sedicesima giornata di Serie A.

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