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Trionfo nerazzurro

Gli uomini di Cristian Chivu piegano i giallorossi. Il ritorno al gol di Barella e gli applausi che il ‘Mezza’ ha riservato a Bastoni hanno fatto dimenticare le delusioni degli azzurri post disfatta di Zenica. Al resto ha contribuito il rientro dall’infortunio di capitan Lautaro Martinez, che ha cambiato il volto dell’attacco dell’Inter, complice anche l’apporto di un Thuram tornato galvanizzato dalla pausa delle nazionali. Con tre reti in due, i padroni di casa hanno piegato una difesa giallorossa troppo fragile, che non ha resistito al ritmo e alla fisicità imposta da Calhanoglu e compagni soprattutto nella ripresa. L’Inter fa le cose sul serio e non perde tempo: già dopo un minuto la Roma è sotto, sorpresa dalla combinazione tra Thuram e Lautaro, che trafigge Svilar dal cuore dell’area piccola. I giallorossi rischiano di incassare il raddoppio, travolti dall’approccio determinato al match della capolista, ma a poco a poco prendono le distanze e iniziano a farsi vedere dalle parti di Sommer, con il solito Malen sempre pungente. Al 41′ arriva il meritato pareggio con la zuccata di Mancini su cross puntuale di Rensch, ma il risultato resta in bilico per pochissimo. Subito prima dell’intervallo, Calhanoglu calcia da distanza siderale e infila il pallone sotto la traversa alle spalle di Svilar. Inter aggressiva anche nella ripresa: Lautaro firma la doppietta personale al 7′ ancora su assist di Thuram, che tre minuti più tardi trova a sua volta la via del gol con un colpo di testa su calcio d’angolo battuto da Calhanoglu. L’Inter si diverte e affonda il colpo su una Roma ormai alle corde, trafitta ancora da una percussione centrale di Barella. Il rasoterra di Pellegrini serve solo per le statistiche in un confronto senza storia, soprattutto nei secondi 45 minuti.
Adesso l’Inter può sedersi in poltrona e guardare in relax Napoli-Milan, forte di un vantaggio difficile da colmare nella corsa scudetto. L’Inter batte la Roma 5-2 nella trentunesima giornata di Serie A.

Como inarrestabile si avvicina alla Champions League

Il Como si sbarazza del Pisa con un netto 5-0 e continua a coltivare il sogno Champions League. Gli uomini di Cesc Fabregas a otto giornate dal termine del campionato restano infatti solidamente al quarto posto, allungando anche sulla Juventus, ora a distanza di tre punti. E lo fanno con una prestazione implacabile da big, nonostante un avvio sonnecchioso, ma con la capacità di far male a ogni accelerazione a un Pisa tuttavia troppo morbido per impensierire gli avversari. I toscani, così, non riescono a dare continuità alla buona vittoria di una settimana fa contro la Cremonese, rimanendo all’ultimo posto in classifica. Il Como non parte alla grande, sotto ritmo e con tanti errori. Ma approfitta del primo errore del Pisa per sbloccare la partita: Moreo sbaglia e lancia Diao che salta Albiol e col mancino porta avanti i lariani, tornando al gol dopo 337 giorni. La reazione dei toscani è troppo timida ed è solo in una conclusione dal limite alta di Tramoni. Dall’altra parte, invece, il Como (che perde Rodriguez per infortunio) vola sulle ali di Diao, che quando si accende crea sempre danni: come quando punta e salta Canestrelli, servendo l’assist a Douvikas che da pochi passi trova il raddoppio. Il solito Diao sfiora anche il 3-0, con un mancino da posizione defilata su cui Nicholas salva in corner. Ci pensa invece Baturina, a inizio ripresa, a trovare la terza rete: il croato resiste a un contrasto con Canestrelli e batte ancora Nicholas con un destro all’angolino basso. Il Pisa sembra trovare il gol della bandiera prima con Stojilkovic e poi Meister, ma entrambe le reti vengono annullate per fuorigioco. Sono solo due piccoli lampi toscani, perché i padroni di casa sono implacabili e il poker arriva con la firma del solito Nico Paz, con un mancino rasoterra su assist di Moreno, che gli permette di tornare al gol tra le mura amiche per la prima volta dallo scorso ottobre.
Partita chiusa con largo anticipo quindi, ma il Como non si ferma, Kuhn scappa sulla destra e trova Perrone che da due passi insacca la rete del definitivo 5-0 (la terza volta in stagione con cinque o più reti segnate in campionato). Un successo che permette alla squadra di Fabregas (miglior difesa della Serie A e alla quattordicesima gara senza subire gol) di arrivare alla sosta solidamente al quarto posto, a -5 dal Napoli terzo: dopo le nazionali, il rush finale del campionato dirà se Nico Paz e compagni sono davvero già da Champions League. Goleada al Sinigaglia. Il Como batte il Pisa 5-0 nella trentesima giornata di Serie A.

Biancocelesti vittoriosi

Parte bene la Lazio con un paio di affondi interessanti di Isaksen ma la prima occasione da gol è per il Milan: al 10′ Pavlovic controlla bene in area laziale e conclude trovando però il salvataggio di Provstgaard a negargli il gol. Al 12′ traversa clamorosa colpita da Isaksen con una conclusione nel cuore dell’area rossonera, ma l’azione era viziata da un fallo di mano di Maldini. Entrambe le squadre fanno fatica a trovare la misura dell’ultimo passaggio, al 23′ altra occasione rossonera con Estupinan che prende il tempo in area a Isaksen su cross di Saelemaekers ma il suo colpo di testa finisce d’un soffio a lato. Sul capovolgimento di fronte Lazio vicinissima al gol: Taylor penetra in area milanista e da posizione defilata colpisce una clamorosa traversa interna, col rimbalzo che grazia Maignan. Al 26′ Lazio in vantaggio: Isaksen sfonda sulla destra su Estupinan e a tu per tu con Maignan non sbaglia, piazzando la sfera sul secondo palo. Al 32′ è la fascia sinistra a dare grattacapi ai rossoneri, Nuno Tavares mette un pallone velenoso nel mezzo e Tomori anticipa d’un soffio Isaksen pronto alla deviazione a centro area. Milan che prova a riorganizzarsi ma i rossoneri sono spesso costretti a tornare indietro nella manovra, trovando chiusi tutti gli spazi. Alò 36′ rossoneri ancora presi in contropiede, Maldini si invola verso la porta di Maignan tallonato da De Winter ma arriva poco lucido al tiro, calciando tra le braccia di Maignan. Il Milan prova a sfondare ai sedici metri ma Gila e Provstgaard sono perfetti in fase d’anticipo. Nei minuti finali del primo tempo la Lazio trova un paio di break che non si tramutano però in contropiede pericolosi. Si va all’intervallo dopo 1′ di recupero con i biancazzurri in vantaggio di misura grazie al gol firmato da Gustav Isaksen.
Il Milan riparte proiettato a caccia del pareggio, al 7′ Motta vola bene su un tentativo di Pulisic nato da un errore in disimpegno di Gila, poi il giovane portiere laziale si ritrova tra le braccia un colpo di testa sotto misura di Fofana. Rischia il patatrac il Milan su un colpo di testa all’indietro di Estupinan, Maignan si salva in due tempi quasi sulla linea di porta, quindi arriva un’ammonizione per lo stesso Estupinan per un fallo su Isaksen. Al 12′ doppio cambio per Allegri, Athekame prende il posto di Estupinan, Bartesaghi rileva Tomori. Al 17′ uscita temeraria di Motta su Leao, sul proseguimento dell’azione Pulisic spara altissimo. Cambia ancora Allegri al 21′, Füllkrug e Nkunku prendono il posto di Fofana e Leao. Risponde Sarri richiamando in panchina Maldini e Isaksen e inserendo Dia e Pedro. Al 25′ ammonito Motta per aver ritardato un rinvio. Al 28′ il portiere laziale compie un grande intervento su Nkunku, che era però partito da posizione di fuorigioco. Alla mezz’ora annullato il pari del Milan: Athekame gira a rete su azione da calcio d’angolo, ma dopo un controllo di mano. Al 36′ giallo per Nuno Tavares per un intervento fuori tempo su Saelemaekers: sugli sviluppi della punizione arriva al tiro Modric ma calcia alto dal limite. Al 38′ cambio nella Lazio con Zaccagni che viene sostituito da Cancellieri, al 39′ Allegri inserisce Ricci per Saelemaekers. Al 45′ ultimo cambio per Sarri con Taylor che, in preda ai crampi, lascia spazio a Belahyane. Il recupero di 6′ si allunga fino a 8′, con Pedro e Patric ammoniti e alla fine Sarri espulso proprio per le proteste per il prolungarsi dell’extra time, ma si chiude sull’1-0 con la Lazio che si regala una grande notte e il Milan che vede sfumare una grande chance per riaprire la lotta Scudetto. La Lazio batte il Milan 1-0 nella ventinovesima giornata di Serie A.

Il diavolo si aggiudica il derby

Il Milan vince l’ennesimo derby e tiene aperta la lotta scudetto. Ci pensa una rete del giocatore forse più inatteso perché i tre punti dei rossoneri arrivano grazie ad un gol nel primo tempo di Estupinan, scelto al posto di Bartesaghi da un Allegri che non sbaglia mai una mossa. Ora il Milan è a -7 dall’Inter capolista e con dieci giornate ancora da giocare. Sorride soddisfatto Gerry Cardinale tornato a San Siro dopo un anno e mezzo d’assenza. Delude l’Inter che forse si fa condizionare dal ‘clima teso’ che secondo alcuni si è creato intorno alla squadra. Ma i nerazzurri hanno anche qualcosa da recriminare per un sospetto tocco di mano di Ricci al 95′ in area di rigore. Nel primo tempo l’Inter è molle, a tratti impaurita dalle ripartenze che hanno sempre fatto male. Pesano le assenze di Thuram e Lautaro Martinez, manca qualità davanti. La giovane coppia Esposito-Bonny non ci mette il fisico nei contrasti e l’aggressività che una sfida contro il Milan merita. Non è un derby entusiasmante, non è ‘calcio spettacolo’. Anzi. L’Inter reagisce nella ripresa, creato tanto ma spreca tanto, anche Dimarco per la prima volta non riesce ad incidere. Il Milan non eccelle ma in difesa è compatto e ordinato, davanti coglie le poche occasioni costruite.
Dopo mezz’ora senza occasioni e senza emozioni, con pochissimi spunti e i portieri quasi mai chiamati in causa (se non per l’errore clamoroso di Sommer ad inizio partita che di fatto la passa a Pulisic e manda al tiro Modric di poco a lato), la partita si accende al 34′. Palla persa da Leao, ripartenza Inter – una delle poche da segnalare nel primo tempo – Zielinski serve Mkhitaryan e arriva a tu per tu con Maignan che però gli si oppone con una gran parata. Neppure un giro completo di orologio e il Milan si porta in vantaggio forse con l’uomo più inaspettato. Fofana serve Estupinan che brucia Luis Enrique e con una bordata da posizione ravvicinata fa l’unica cosa da fare, usare la potenza e centrare la porta. Sommer battuto e San Siro diventa una bolgia. L’Inter fatica a reagire. Al 39′ altra grande chance per il Milan, cavalcata a sinistra di Pulisic, l’attaccante serve al centro per l’arrivo in corsa di Saelemaekers che però non riesce ad impattare. Ad inizio ripresa l’Inter scende in campo con più intraprendenza. All’8′ Dimarco sciupa un’occasione clamorosa calciando alto sopra la traversa sull’appoggio di Mkhitaryan praticamente all’altezza del calcio di rigore. Un errore che pesa ed insolito per l’esterno nerazzurro. Ma è il segnale di vita dei nerazzurri. Il Milan, invece, a tratti subisce la manovra dell’Inter e quando si affaccia in avanti spreca le ripartenze soprattutto con passaggi a vuoto e poca incisività di Leao, accompagnata da qualche mugugno dagli spalti. Al 20′ fallo netto e in ritardo di Bastoni su Rabiot, il nerazzurro chiede subito scusa ma viene giustamente ammonito. Il duro contrasto lo obbliga a lasciare il campo ma sono due minuti di fuoco perché Bastoni viene ricoperto – come del resto per tutta la partita – dai fischi incessanti del pubblico e dagli insulti della Curva Sud del Milan. Difficile pensare che proprio nel derby il difensore nerazzurro venisse graziato dopo la simulazione nella delicata sfida contro la Juventus. Ma il clima intorno al giocatore non è facile da gestire, lo avrà capito anche il ct Gattuso seduto in tribuna. Con i primi cambi, Chivu prova a mettere energie fresche in campo e butta nella mischia Frattesi al posto di Barella. Risponde Allegri che richiama un deludente Leao per Füllkrug. I minuti scorrono senza grandi azioni, Rabiot viene ammonito e da diffidato salterà la sfida contro la Lazio. Nell’arrembaggio finale l’Inter prova ad agguantare il pari. Nel recupero sugli sviluppi di un calcio d’angolo c’è l’1-1, ma va ripetuto tutto perché l’arbitro non aveva fischiato il via. Poi il tocco di mano di Ricci che doveri non va a rivedere. Il Milan batte l’Inter 1-0 nella ventottesima giornata di Serie A.

Finisce in parità tra Roma e Juventus

Roma-Juventus é uno scontro diretto per il quarto posto. E le due squadre lo onorano con una prestazione a viso aperto, mai noiosa, ricca di reti ed occasioni, giocata da entrambe con l’intento di vincere, anche a rischio di poter perdere, ma avendo provato senza risparmiarsi a prendere i 3 punti. Alla fine si accontentano di un punto a testa con un pareggio 3-3. La delusione é tutta della Roma, che s’era illusa di staccare una avversaria pericolosa per l’Europa e invece ancora una volta fallisce l’appuntamento con la vittoria su una grande. La gioia é bianconera. Spalletti mantiene i suoi a galla, a -4 dall’obiettivo. Gasperini in avanti schiera Pisilli, insieme a Lorenzo Pellegrini di supporto a Malen, unica punta. La sorpresa é l’olandese Rensch titolare, a presidiare la corsia di destra, tra centrocampo e difesa. Spalletti conferma Perin in porta e ritrova Bremer dal primo minuto. In una partita senza fasi di studio, la prima occasione da rete é per la Roma: rilancio sbagliato di Perin, palla recuperata da Pisilli che avanza e tira. Sulla respinta del portiere Pellegrini manda alto da pochi metri. La Juve risponde con l’incursione centrale di Yildiz, ma il turco non trova la porta. Entrambe le squadre hanno fretta di arrivare in zona tiro e gli errori di misura sono frequenti. La seconda occasione giallorossa cade al 24′. Sulla sponda di testa di Mancini si avventa Malen che, da distanza ravvicinata, calcia su Perin in uscita. La Juve recupera tanti palloni e su uno di questi il cross di Kalulu é preciso per McKennie.
L’americano di testa angola sul secondo palo, pallone fuori di pochissimo. Il vantaggio romanista (39′) nasce dalla caparbietà di Pisilli, bravo a vincere un contrasto a metà campo su Kalulu e servire Wesley. Il brasiliano rientra sul destro e scocca un tiro a giro che si infila sul secondo palo di Perin. Bastano due minuti della ripresa alla Juve per trovare l’1-1 con un bolide di Conceiçao, scoccato dal vertice destro dell’area, che si infila all’incrocio dei pali, imprendibile per Svilar. La Roma ha il merito di superare rapidamente lo sconforto e ributtarsi in avanti. Atteggiamento premiato al 9′ dal cross di Pellegrini che trova la deviazione al volo di Ndika a centro area e la rete del 2-1. Mai pericoloso, al 18′ esce David per far posto a Boga. La Roma non si accontenta e cerca il colpo del ko. Crede di infliggerlo con Malen, al sesto gol in campionato. Sulla verticalizzazione improvvisa di Koné, l’olandese brucia in velocità Kelly e con un tocco sotto scavalca Perin. Spalletti inserisce forze fresche: dentro Miretti e Zhegrova, fuori Conceiçao e Thuram. Gasperini risponde subito con Ghilardi e El Aynaoui per Rensch e Cristante. Boga ripaga la fiducia al 33′ spedendo in rete il primo pallone utile, arrivatogli abbastanza casualmente dopo un contrasto aereo tra Yildiz e Celik. La partita, mai noiosa, si riapre. La Juve cambia ancora: escono Bremer per Gatti e Cambiaso per Openda. Nella Roma fuori Pellegrini, entra Zaragoza. La Juventus ha già dimostrato di essere dura a morire e Gatti, al 93′, lo conferma. Da un calcio di punizione dalla sinistra di Zhegrova, la palla resta a centro area, irrompe il difensore che scaraventa in porta per un pareggio meritato. Il gol del pareggio arriva al 93′. Roma e Juventus concludono sul 3-3 nella ventisettesima giornata di Serie A.

La Magica batte la Cremonese

Gasperini ritrova Wesley e, inizialmente, anche Hermoso, ma lo spagnolo si ferma nel riscaldamento e quindi titolare c’è Ghilardi. Nicola, invece, sceglie di tenere in panchina Vardy e di puntare sul tandem d’attacco Sanabria-Bonazzoli. Pronti-via e il piano è già evidente: il predominio territoriale è a favore della Roma, mentre la Cremonese si chiude e spera in una ripartenza veloce. E in effetti i giallorossi partono attaccando a testa bassa, coinvolgendo molto anche Wesley, ma gli uomini di Gasperini non riescono a sfondare e i ritmi si abbassano presto. Malen prova a mettere in difficoltà gli ospiti con i suoi strappi che combinano velocità e fisicità. Al 35′, Zaragoza, in una delle poche occasioni in cui ha qualche metro di spazio, fa partire un cross su cui Mancini svetta ma colpisce la traversa, mentre la rovesciata di Pellegrini, che poco prima aveva calciato alle stelle una punizione da ottima posizione, viene murata dalla difesa. La Cremonese non ha alcun interesse ad accelerare e, di fatto, non si vede mai in attacco se non con qualche sgasata isolata di Zerbin e Pezzella.
Ma il pressing della Roma, alla fine, porta i suoi frutti: al 59′, su angolo calciato da Pellegrini, Cristante trova una splendida torsione di testa per battere Audero e siglare l’1-0. Tra le fila dei giallorossi entra molto bene Venturino, che serve un assist per Ndicka, ben parato da Audero. Poco dopo, una bella azione personale di Malen si conclude con la chiusura provvidenziale di Luperto. Ma ancora su calcio piazzato, da angolo, arriva il raddoppio della Roma al 77′: cross di El Aynaoui, tocco di Cristante e a sbucare è Ndicka, che trova il suo primo gol in Serie A legittimando la supremazia della squadra di Gasperini. All’82’ arriva il lampo improvviso della Cremonese, con Vardy che ha un’occasione enorme davanti a Svilar, ma il portiere è bravissimo a non farsi saltare. Poco dopo, Thorsby spreca un’altra grande occasione mandando alto di testa. Gasperini è furibondo per le occasioni concesse, ma ecco che all’86’ Pisilli cala il tris convertendo una palla vagante dopo l’ennesimo spunto di Malen. La Roma sfiora anche il poker e può ora prepararsi al meglio allo scontro diretto contro la Juventus, mentre la Cremonese perde la quinta trasferta di fila e prosegue il digiuno da vittorie. I giallorossi battono la Cremonese col punteggio di 3-0 nella ventiseiesima giornata di Serie A.

Zielinski regala la vittoria ai nerazzurri

Il match comincia con una Juventus molto reattiva, che prova un dominio del gioco e una aggressione alta. Un avvio che dura poco: l’Inter prende il comando delle operazioni. Al 17′ il vantaggio arriva naturale: bella manovra, cross basso di Luis Henrique e deviazione nella propria porta di Cambiaso. Autogol, nella stessa porta dell’autorete di Gatti nel febbraio 2024. La Juve è viva, ha nelle incursioni di McKennie un’arma tagliente. Il pari arriva al 26′, su un pallone dalla destra che attraversa l’area e trova l’inserimento puntuale proprio di Cambiaso: 1-1 e tutto da rifare. L’Inter si ributta in avanti, con qualità e tanti uomini. Thuram inventa di tacco per Zielinksi, il cui scavino viene salvato sulla linea da Bremer. Sucic è sugli scudi, domina nei dribbling e nelle azioni create. Quello che succede al 42′ ha dell’incredibile e di fatto incide su tutto il match. Di Gregorio salva sul colpo di testa di Thuram con un riflesso pazzesco, poi Bastoni devia la palla che colpisce entrambi i pali ed esce! Da non crederci. Sul ribaltamento di fronte la Juve riparte, l’Inter recupera, Bastoni viene steso da Kalulu che, già ammonito, viene espulso. La ripresa con la Juventus in 10 e l’Inter all’arrembaggio. C’è Carlos per Bastoni, mentre nella Juve Holm prende il posto di Conceiçao, con i bianconeri che schierano un 4-4-1. Anche nell’area dell’Inter succede di tutto, sintomo di un match completamente imprevedibile: prima Cambiaso fa tutto il campo e arriva in area, tiro respinto da Sommer, McKennie non calcia e cerca un compagno, poi doppio tiro di Miretti e McKennie, due risposte del portiere nerazzurro. Insomma, c’è vita, da una e dall’altra parte. L’Inter saluta il ritorno in campo di Calhanoglu (per Barella, altro ritorno) e il turco inizia a colpire dalla distanza. La sfida è aperta con Di Gregorio, che nega un gol strepitoso al numero 20. La Juve ha la forza per ripartire, mentre l’Inter si ammassa in avanti. Thuram sfiora l’incrocio, le conclusioni da fuori sono tante (a fine partita saranno 21 i tiri).
Al 76′ il gol di Esposito: solita perfetta parabola da sinistra di Dimarco, torsione aerea del centravanti e gol stupendo all’incrocio. Tripudio nerazzurro, tutti addosso al centravanti, entrato al centro di un tridente pesantissimo con Thuram e Lautaro. Uno sforzo ripagato ma non sufficiente. La Juve si butta in avanti con Boga e Openda e all’83’ segna il 2-2 con un bel destro di Locatelli. San Siro incredulo, ma l’Inter non ha finito le energie. Altro assedio, obbligato. Ripartono i tentativi da fuori, Di Gregorio fa il fenomeno su Bisseck ma nulla può al 90′ sul sinistro rasoterra di Zielinski. Il gol arriva al 90′, poi un lungo recupero, tra duelli e ripartenze. Basta così, ha vinto l’Inter. L’Inter batte i bianconeri col punteggio di 3-2 nella venticinquesima giornata di Serie A.

L’Inter in fuga travolge il Sassuolo

Meglio di cosi non poteva andare. L’Inter stravince al Mapei Stadium rifilando un pesantissimo 5 a 0 alla squadra di Grosso che di fatto scompare dal campo dopo i primi 45 minuti. Un monologo, quello nerazzurro, aperto dalla rete di Bisseck e dal raddoppio immediato di Thuram. Un uno-due letale che manda al tappeto i padroni di casa che non riescono a reagire mentre i nerazzurri trovano occasioni e giocate. Prima dell’intervallo la squadra di Grosso trova la rete per tornare in corsa ma il gol viene giustamente annullato per fuorigioco di Laurientè. Nella ripresa ci pensa subito Lautaro a fissare il risultato e dal quel momento è accademia. L’Inter controlla, affonda, gestisce a piacimento la gara. Akanji e LH trovano la prima gioia in nerazzurro portando il passivo per i ragazzi di Grosso sul 5 a 0. L’Inter esce dal Mapei con il morale alto, un buon viatico per la marcia d’avvicinamento alla sfida di sabato prossimo contro la Juventus.
Emiliani umiliati in casa. Nerazzurri in gol con Bisseck, Thuram, Lautaro Martinez (che raggiunge Boninsegna nella classifica dei bomber del club di tutti i tempi), Akanji e Luis Henrique. L’Inter non si ferma più e incassa la quinta vittoria consecutiva travolgendo il Sassuolo in trasferta col punteggio di 5-0 nella ventiquattresima giornata di Serie A.

Rossoneri esplosivi contro i felsinei

Al “Dall’Ara” Bologna-Milan termina 0-3. Sblocca il risultato Loftus-Cheek al 20’, raddoppio rossonero al 39’ su rigore trasformato da Nkunku, tris di Rabiot al 48’. La squadra di Allegri mantiene il ritmo della capolista Inter. Avvio deciso dei padroni di casa con pressing e marcatura a uomo. Nei primi 5’ di gioco i rossoneri, per l’occasione in tenuta “Total yellow”, hanno difficoltà a costruire azioni pericolose.
La prima vera occasione del vantaggio è però del Milan all’8’ Nkunku in ripartenza lancia Loftus-Cheek che si porta a tu per tu con Ravaglia ma il portiere felsineo blocca il pallone in uscita a terra. Ancora gli ospiti pericolosi al 17’. Elaborata azione dei rossoneri, cross di Athekame e colpo di testa di Fofana, di poco al lato. Il vantaggio del Milan al 20’. Ancora un’azione elaborata, serie di rimpalli che favoriscono gli uomini di Allegri, cross da destra sul quale ci prova Nkunku di testa sul secondo palo ma Ravaglia smanaccia in tuffo. La palla rimane davanti la porta del Bologna, anche qui rimpalli favorevoli agli ospiti con Rabiot che prova la conclusione, respinta in qualche modo dalla difesa rossoblù, la sfera arriva a Loftus-Cheek che batte l’estremo difensore felsineo. Al 39’ il raddoppio del Milan su rigore. Il penalty fischiato per l’atterramento di Nkunku, al 35’ da parte di Ravaglia in uscita. Lo trasforma lo stesso Nkunku.
Concessi 3’ di recupero, trascorsi i quali, squadre negli spogliatoi per l’intervallo.
In apertura di secondo tempo il terzo gol del Milan al 48’. Errore della difesa del Bologna in fase di ripartenza: passaggio corto di Heggem, Rabiot “di rapina” s’inserisce e ruba palla per poi battere in diagonale Ravaglia, qui forse non impeccabile.
Un minuto dopo l’ora di gioco il miglior tiro in porta dei padroni di casa. Odgaard ci prova dalla distanza, la sua conclusione impegna Maignan che para a terra in due tempi.
Negli ultimi 20’ di partita il Milan rallenta il ritmo di gioco e il Bologna prova a spingere nel tentativo di accorciare le distanze; ma la difesa rossonera fa buona guardia e gli uomini di Italiano possono soltanto provare conclusioni da fuori area.
A 2’ dallo scadere del tempo regolamentare il Milan sfiora il poker con la conclusione di Fullkrug di testa, intercettata in acrobazia da Ravaglia, poi la palla attraversa lo specchio della porta e viene recuperata dalla difesa felsinea.
Dopo 4’ di recupero termina l’incontro al “Dall’Ara” con i rossoneri rimasti gli unici a -5 dalla capolista.
Strepitosa vittoria del Milan contro il Bologna per 3 a 0 nella ventitreesima giornata di Serie A.

Trionfo dei bianconeri contro i partenopei

La Juventus strapazza un Napoli con i cerotti: David nel primo tempo, Yildiz e Kostic nell’ultimo tratto di gara, il big-match dello Stadium finisce con un netto 3-0.
Conte subisce la quinta sconfitta in campionato e vede l’Inter scappare via a 9 punti, oltre ad avere proprio Spalletti nello specchietto retrovisore ad appena un punto di distanza.
Il toscano conferma l’undici di Champions contro il Benfica con un solo cambio: sulla trequarti non c’è Miretti ma Conceicao, tornato titolare dopo un mese di acciacchi. In attacco c’è ancora David con Yildiz, McKennie e appunto il portoghese a supporto, a centrocampo gioca l’affiatata coppia Thuram-Locatelli, in difesa vengono riproposti Bremer e Kelly tra Kalulu e Cambiaso. Conte è in piena emergenza: alla lunghissima lista di indisponibili si aggiungono Milinkovic-Savic e pure Mazzocchi per problemi muscolari, in porta va Meret che non giocava da fine settembre. Il terzetto difensivo è guidato dall’ex Toro Buongiorno, sulle corsie laterali giocano Gutierrez e Spinazzola, in attacco Hojlund può contare sull’appoggio di Vergara ed Elmas. In panchina c’è anche Giovane, arrivato nelle ultime ore dal Verona, mentre sugli spalti di uno Stadium da tutto esaurito sono presenti John Elkann e il grande ex bianconero Pjanic oltre a papà Thuram e al nerazzurro Marcus.
La sfida fatica ad entrare nel vivo, ma dopo una ventina di minuti di studio si stappa del tutto: il primo a provarci è Thuram, che con un destro a giro va a colpire l’incrocio dei pali. Il Napoli risponde sul capovolgimento di fronte con un tiro di Vergara deviato ma ben controllato da Di Gregorio. Al 22′ arriva il vantaggio della Juve: l’azione è prolungata e confusa, alla fine Locatelli con un tacco volante serve David il quale è bravo a resistere alla pressione di Spinazzola e sottoporta a battere Meret. I partenopei rischiano di crollare un paio di minuti dopo, quando Yildiz mette Conceicao solo davanti al portiere e proprio sulla linea interviene Buongiorno.
Nel finale, le due panchine protestano timidamente per gli episodi nelle due aree di rigore: da una parte, nella stessa azione, finiscono giù Hojlund e Vergara nei contatti con Bremer e Kalulu, dall’altra i protagonisti sono David, lo stesso Vergara e Meret, ma per Mariani non c’è nulla in nessun caso. Il Napoli cerca di alzare ritmo e baricentro ma va a sbattere contro il muro bianconero. All’ora di gioco il bianconero inserisce Cabal e Kostic al posto di Conceicao e Cambiaso, mentre nel Napoli fa il suo esordio Giovane per gli ultimi 20′.
La Juventus si impone sul Napoli per 3 a 0 nella ventiduesima giornata di Serie A.

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