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Solo un pareggio nel big match della terza giornata

Il big-match dell’Allianz tra la Juve e i rossoneri si rivela entusiasmante. Cisse fa sognare il Milan e Gatti lo riprende. Spalletti sceglie Alajbegovic per sostituire Yildiz, Amorim lancia Moreira dal primo minuto: sono le novità dei due tecnici per il big match della terza giornata. Il bianconero dà fiducia a Nico Gonzalez e ripropone la difesa a quattro con Kalulu, Bremer, Lucumì e Celik, il rossonero sceglie il tandem Rabiot-Saelemaekers per sostenere Ramos e affida il centrocampo a Modric. Allo Stadium c’è una vera e propria parata di vip, da Roberto Bolle ai tifosi noti Ramazzotti e Greggio fino al ministro dell’economia Giorgetti e al sindaco di Torino Lo Russo, con John Elkann e famiglia in prima fila. A prendersi la scena, però, è Jannik Sinner, che si piazza a bordo campo a seguire il riscaldamento e riceve dal patron Gerry Cardinale una maglietta della sua squadra del cuore, il Milan appunto. C’è ancora spazio per un toccante ricordo di Franco Baresi, applaudito da tutto lo stadio, e poi può iniziare la sfida tanto attesa.
Lo spettacolo, però, non è dalle parti dello Stadium: il primo, vero squillo arriva al 25′, quando Conceicao calcia, Maignan respinge e sulla ribattuta non riesce a intervenire Locatelli. Nell’area di rigore di Vicario non arriva nessun pericolo perché la manovra del Milan è lenta e prevedibile, i bianconeri sembrano più vivaci e ci riprovano in chiusura di primo tempo ancora con il folletto portoghese, ma l’estremo difensore francese è nuovamente attento nell’intervento. La ripresa si apre senza cambi, il più pimpante e pericolo è ancora Conceicao e dopo dieci minuti va davvero vicino a sbloccare la sfida, ma colpisce il palo con un sinistro potente da fuori area. Amorim prepara tre cambi in uno slot e inserisce Loftus-Cheek, Chukwueze e Cisse per Saelemaekers, Rabiot e Moreira, Spalletti risponde con Koopmeiners e Boga al posto di Nico Gonzalez e Alajbegovic. A funzionare sono proprio le mosse del rossonero: l’azione inizia con De Winter che ringhia su Kolo Muani, poi Chukwueze apre per Cisse e il classe 2006 beffa Locatelli, Kalulu e infine Vicario, bissando l’altro suo gol torinese nella sponda granata della città appena due settimane fa. Spalletti si gioca la carta del doppio centravanti, Woltemade debutta e si piazza al fianco di Kolo Muani subentrando a Douglas Luiz (con un momento di confusione perché inizialmente era uscito Locatelli), al tedesco capita un buon pallone ma di sinistro non inquadra la porta. L’ultimo ariete inserito dal tecnico bianconero è Gatti, buttato nella mischia nell’insolito ruolo di attaccante, e in pieno recupero ci pensa proprio lui a pareggiare saltando più in alto di tutti sul cross di Koopmeiners. Nel finale c’è qualche scintilla Gatti-Cisse e Woltemade-Pavlovic, ma il risultato non cambia più: entrambe le squadre salgono a quota 7. Juventus e Milan chiudono il match con il punteggio di 1 – 1 nella terza giornata di Serie A.

La Magica ribalta il risultato e vola in vetta

All’Olimpico succede di tutto nella sfida tra Roma e Atalanta, perché per novanta minuti i bergamaschi assaggiano il sapore della vittoria e della vetta a punteggio pieno, resistendo all’assalto totale dei giallorossi, fin quando – a tempo quasi scaduto – la squadra di Gasperini trova l’uno due che ribalta tutto. Prima Hermoso e poi Soulé regalano il terzo successo in altrettante gare agganciando così l’Inter e prolungando un sogno che per poco non diventava un incubo. Ma nonostante i dati – quasi tutti dalla parte della Roma – se il primo tempo finisce 0-0 gran parte del merito è di Carnesecchi, perché quello giallorosso è un assedio costante. Comincia subito con la doppia occasione di testa, prima di Mancini e poi di Cristante, per poi proseguire con la rete annullata a Ndicka per fuorigioco e la parata del portiere nerazzurro su Malen. L’unico squillo dell’Atalanta resta quello di Scamacca che alla mezz’ora calcia violentemente verso la porta della Roma trovando però la risposta in bagher di Svilar. Così al duplice fischio le due squadre rientrano negli spogliatoi in parità e con i rimpianti che sono tutti per Dybala e compagni, incapaci di sfruttare anche i sette calci d’angolo avuti a disposizione. Rimpianti che aumentano in avvio di ripresa, quando Gasperini conferma in blocco l’undici iniziale, mentre Sarri cerca la scossa con il cambio di Scamacca per Kristovic. E la svolta arriva in neanche sessanta secondi, con Ederson capace di sfruttare la dormita difensiva della difesa giallorossa, ammutolendo un Olimpico sold out e che sugli spalti vede anche la presenza del ct della nazionale italiana, Roberto Mancini. L’1-0 dell’Atalanta fa saltare ogni schema perché i giallorossi si gettano alla disperata ricerca del pari lasciando spazio prima a Samardzic e poi a Kristovic di piazzare anche il colpo del ko. Non mancano le occasioni anche per la Roma che prova con la panchina a cambiare la partita.
Prima entrano Molina e Soulé per Lulli e Mora, poi Gasperini toglie anche Malen per inserire Castro che si presenta colpendo il palo. La Roma è viva, ma Carnesecchi è attento e Castro colpisce anche una traversa di testa. Eppure la magia nasce al 90′, quando arriva l’1-1 di Hermoso con il 14° calcio d’angolo giallorosso della partita. Soulé batte il corner per lo spagnolo che di testa riaccende una gara che sembrava finita, regalando ai giallorossi anche il gol del controsorpasso. La firma è ancora quella di Soulé, che condanna Sarri a un ritorno amaro nello stadio Olimpco che è stato anche suo ai tempi della Lazio. Al triplice fischio è festa romanista, con il nervosismo bergamasco che porta anche al rosso di Gaetano, mentre l’esplosione di gioia è tutta per la Roma. La Roma batte l’Atalanta con il punteggio di 2 – 1 nella terza giornata di Serie A.

Inter rimonta e batte i partenopei

È un primo tempo bellissimo e su ritmi molto alti quello disputato dalle due squadre, nonostante il caldo di San Siro. Dopo neanche 2’ sono i nerazzurri ad avere la prima chance con Diouf, ma il suo tiro è parato da Meret. Il Napoli non si fa pregare e reagisce subito, ma il tiro di Anguissa dal centro dell’area di rigore è fermato da un grande intervento di Martinez. Dopo una fase di studio, caratterizzata per due buoni colpi di testa di Pio Esposito, è ancora Anguissa a sfiorare il gol dell’1-0: questa volta è Akanji a opporsi e a deviare in corner. La partita scorre fino al 45’ senza grossi sussulti, fino all’inizio del recupero. Prima Hojlund si mangia un gol in posizione molto favorevole, poi Dimarco colpisce una traversa clamorosa su calcio di punizione, sul quale Meret non avrebbe potuto fare nulla. Tante occasioni e divertimento nella prima frazione, nonostante lo 0-0.
Nella ripresa Chivu ne cambia subito due: dentro Thuram e Jones per Pio Esposito e Sucic. L’Inter però non rientra in campo e, dopo le proteste per un rigore non concesso, subisce due gol nel giro di 3 minuti. Al 50’ Barella e Diouf pasticciano e la palla finisce ad Alisson, il suo tiro viene respinto da Martinez che la consegna a Politano: l’esterno sbaglia la prima conclusione, ma non la seconda. Passano 180 secondi e la difesa dell’Inter dorme ancora, Di Lorenzo raccoglie un pallone che sembrava destinato in rimessa laterale e lo consegna a Hojlund, che con un mancino rasoterra dal limite batte Martinez. Tutto finito? Assolutamente no. Al 56’ Zielinski effettua un gran cambio di gioco e Dimarco sulla linea di fondo la mette in mezzo di prima per Lautaro, che tutto solo batte Meret. Al 73’ l’Inter va vicinissima al pareggio: Diouf pennella in mezzo per Thuram che colpisce benissimo di testa, ma la palla termina sul palo; secondo legno per i nerazzurri. Sono solo prove generali per il centravanti francese, che all’82’ riceve un bel cross di Carlos Augusto e, ancora una volta di testa, anticipa un Badiashile non impeccabile e insacca alle spalle di Meret. Tutto di nuovo in equilibrio, ma il meglio deve ancora venire. In tre minuti ci sono infatti due occasioni per parte: prima Thuram e Neres calciano alto da posizione favorevole, poi Anguissa si mangia un gol fatto a porta sguarnita e infine Barella calcia centrale con un tiro da fuori. Sul calcio d’angolo immediatamente successivo, al 90’, Akanji vince un rimpallo e serve Lautaro Martinez: il capitano nerazzurro tutto solo non può sbagliare. 3-2 Inter e rimonta completata. L’Inter batte il Napoli con il punteggio di 3 – 2 nella terza giornata di Serie A.

Il Como alla riscossa conquista la vetta

Il tecnico di casa (Genoa) lancia Osmajic dal primo minuto, Fabregas risponde confermando Douvikas. Subito in panchina nel Genoa sia El Shaarawy che Ehizibue. Como che sin dal fischio di inizio fa capire come sarà l’andamento della gara. Possesso palla e manovre avvolgenti fino alla situazione migliore per concludere. La squadra di Fabregas è bella anche da vedere e al 7′ impegna Bijlow con Couto. Poi è Nico Paz ad andare al tiro, Bijlow in due tempi blocca. Ma al 19′ Baldanzi lancia Colombo a sinistra, Osmaijc attacca la profondità e si fa trovare pronto al momento del cross per il vantaggio del Genoa. Che dura però pochi minuti. Al 25′ Baturina sorprende Bijlow con un diagonale poco dentro l’area infilando il pallone nell’angolino. Al 30′ gara ribaltata: cross di Valle da destra, Ostigard sfiora ma non respinge e Diao colpisce incrociando con Bijlow non perfetto. Nel finale Couto pesca Paz sul filo del fuorigioco, l’argentino supera Vasquez e in area segna infilando la sfera sotto la traversa. E la prima frazione si chiude con i lariani in vantaggio di due reti. Al rientro dagli spogliatoi De Rossi inserisce Vitinha per Sabelli e il Genoa parte aggressivo ma poco incisivo. Ellertsson dopo una bella combinazione viene deviato in angolo, poi è Douvikas a colpire di testa ma la sfera termina alta. Baldanzi cerca l’azione personale ma è impreciso e il Como controlla senza problemi. Fabregas regala l’esordio a Kean inserendo anche Caqueret, De Rossi si gioca la carta Messias e il neo arrivato, annunciato ieri, Ehizibue, ma sono ancora i comaschi a rendersi pericolosi. Grazie a Nico Paz che dopo una serie di rimpalli in area rossoblù colpisce il palo.
Dalla parte opposta è Messias ad impensierire la retroguardia dei lombardi, palla in angolo, ma il Como in contropiede sigla il poker con Diao servito da Kean. Il finale vede i rossoblù comunque non arrendersi ma il Como non si disunisce né abbassa la guardia nonostante il poker e porta a casa una vittoria che vale il primo posto per una notte. Per il Genoa i ko sono venuti contro Napoli, Lazio e Como, squadre con obiettivi differenti. Il Como batte il Genoa con il punteggio di 4 – 1 nella terza giornata di Serie A.

Bianconeri vittoriosi contro il Parma

Senza Yildiz e McKennie, Spalletti sceglie di partire con il francese e il canadese contemporaneamente in campo, con Lucumì, al debutto, preferito a Kelly in difesa e Boga a prendere il posto del 10 turco a sinistra. Seconda esclusione di fila per Cambiaso (con Celik contromano a sinistra), ma soprattutto seconda panchina di fila per il talentino Alajbegovic, che il tecnico di Certaldo pare voler preservare dalle troppe attese. Discorso opposto per Cuesta, che, sette giorni dopo il ko interno con il Cagliari, lancia alla prima assoluta da titolare tra i grandi il difensore centrale classe 2007 Drobnic (fuori Ndiaye) e conferma in attacco il diciottenne, ex settore giovanile del Milan, Simone Lontani. L’unica altra variazione rispetto all’esordio è Britschgi per Konate.
Spalletti insiste con il solito 11 anche all’inizio del secondo tempo e i fischi proseguono, perché chi sembra rientrare meglio dagli spogliatoi è il Parma. La svolta arriva quando, a 33’ dalla fine, l’allenatore della Juve decide finalmente di inserire Alajbegovic, accolto dall’ovazione dei tifosi, e Nico Gonzalez, per Boga e un fischiatissimo David. Tutti aspettano il bosniaco, ma è l’argentino a regalare lo show: in 5’ dall’ingresso in campo, prima impegna Corvi in una grande parata con un diagonale al volo, poi colpisce un palo da oltre 20 metri e, sulla respinta, calcia di nuovo, trovando la fortunata deviazione alle spalle del portiere del Parma. La Juve, però, non ha ancora imparato la lezione di Sinner (“resistere nelle difficoltà”) e regala al Parma subito una doppia occasione per pareggiare i conti: Vicario, alle prime vere parate juventine, è due volte decisivo sul neo entrato Romero. Nel finale, complice un infortunio alla caviglia di Cambiaso, che aveva preso il posto di Celik, c’è gioia anche per Koopmeiners, che mette il sigillo alla vittoria con un diagonale che ha ricordato quelli dei tempi dell’Atalanta. La Juventus batte il Parma con il punteggio di 2 – 0 nella seconda giornata di Serie A.

Trionfo rossonero

Il tecnico portoghese aveva chiesto intelligenza e umiltà: le ha avute entrambe. Il Venezia, così come con il Lecce, lascia il campo con più di un rammarico: poteva spremere qualcosa di più da questo match. Amorim ha pensato non fosse una cattiva idea presentarsi per la prima volta a San Siro accompagnato in campo da un Pallone d’oro. E così, rispetto a Torino, fuori Jashari e dentro Modric. Poi, un altro cambio: a sinistra Bartesaghi e non Estupinan. Il resto non è cambiato e anche Stroppa ha seguito il filo rosso della prima giornata: Venezia identico, eccezion fatta per Haps al posto di Correia sulla corsia mancina. Attacco quindi affidato a Yeboah e Adams. Milan alla carica a testa bassa ma con criterio, un pressing feroce e ragionato nella sua totalità.
La prima rete è arrivata al minuto numero 12, Chukwueze ha rubato palla in fascia e verticalizzato subito per Gonçalo, che si è ritrovato faccia a faccia con Stankovic: eccellente il riflesso del portiere, ma un numero 9 quei palloni deve infilarli in buca. Trascorso il primo quarto d’ora, l’intensità del Milan è calata e il Venezia ha iniziato a mettere fuori il naso. Il Diavolo tatticamente è ancora in costruzione e si vede: la linea difensiva che adesso Amorim esige alta – a volte molto alta -, se non è ben sincronizzata può aprire autostrade agli avversari. Al 24’, per esempio, su un rinvio sbilenco di Bartesaghi è Pavlovic a salvare la sua porta su un gol praticamente fatto di Yeboah. È un Milan che ha perso propulsione e produce un giro palla rallentato, vittima di un calo generale che non ti aspetti così presto. Dietro, inolte, non dà esattamente un’idea di impermeabilità. Se a questo aggiungiamo gli altri due chiari errori di Ramos – piatto destro in bocca a Stankovic e brutto liscio in area piccola -, ecco che sul Meazza iniziano a volteggiare i cattivi presagi. Quelle partite che nascono storte, di fronte a un avversario comunque ben organizzato. La ripresa per i rossoneri inizia anche peggio, perché il Venezia alza il baricentro e decide di avere coraggio. Il Milan balla e il Meazza si preoccupa assieme ad Amorim. A parte una traversa di Musah su mischione in area, i tremori sono tutti in area rossonera con Adams e Yeboah, a tratti incontenibile. E così, quando si arriva all’ora di gioco, Amorim cambia la trequarti (liete conferme per Cisse, male Loftus-Cheek). Dentro Rabiot e Saelemaekers, mossa che produce effetti così come a Torino. Stavolta il suggeritore è il belga, che scappa in contropiede sulla sinistra e serve Ramos sulla corsa. Il portoghese viene chiuso da Busio e ha un angolo di tiro infinitesimale, ma riesce a trovarlo con un sinistro che è un elogio alla tecnica. Gol al debutto a San Siro sull’occasione più complessa della partita, gli errori precedenti possono essere spolverati via. A quel punto occorre gestire con saggezza, senza commettere l’errore di chiudersi: missioni compiute. L’autogol di Halhal nel finale, su percussione di Jashari, sigla la fine del match. Il Milan batte il Venezia con il punteggio di 2 – 0 nella seconda giornata di Serie A.

La Magica inizia la stagione con un poker

Grande protagonista Malen per i giallorossi, che insieme a Dybala aveva chiuso la passata stagione trascinando la Roma in Champions League. Il poker, poi, lo cala Pisilli, entrato pochi minuti prima, ma la scena se la prendono tutta Dybala e Malen, i due si cercano e trovano a memoria trasformando la notte dell’Olimpico in un incubo per la Viola di Fabio Grosso, all’esordio sulla panchina toscana. E pronti via già il primo tempo è sulla falsa riga di come la Roma aveva finito lo scorso anno: ritmo alto, aggressione sul portatore di palla e uno contro contro uno continui che non lasciano respiro alla squadra di Grosso.
Tra le fila giallorosse, intanto, ci sono due esordi: Mora in attacco e Lulli sulla corsia di destra. Prendono rispettivamente il posto di Soulè e Molina, con il primo squillo giallorosso che è proprio dell’ex Porto arrivato da nemmeno una settimana. Dribbling secco, palla sul destro e tiro a giro che solo De Gea toglie dall’incrocio. La condizione sembra buona, così come quella di Dybala, dai suoi piedi nascono tutte le occasioni più pericolose, compresa quella che apre le danze al 27′, quando lascia sul posto tre uomini per servire Malen al centro dell’area di rigore. All’olandese non resta che sterzare e battere il portiere della Fiorentina per l’1-0 romanista. Così si chiude il primo tempo e con il presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò, in tribuna. Nella ripresa i 22 in campo sono gli stessi con Kean ancora in panchina. All’azzurro, vicino al Como, è stato preferito Pellegrino con Atta e Mastantuono alle spalle, ma il reparto offensivo di Grosso non crea apprensioni alla Roma, nemmeno a inizio secondo tempo, quando l’ingresso in campo della formazione giallorossa è sembrato più morbido di come aveva chiuso la prima frazione di gioco. Eppure il 2-0 è a firma giallorossa con una giocata improvvisa di Hermoso per Dybala che sterza e serve ancora Malen, bravo a capitalizzare sul primo palo la doppietta che lancia i giallorossi verso la vittoria. L’Olimpico, sold out con quasi 68mila spettatori, esplode definitivamente al tris del 14 giallorosso che sotto porta deve solo capitalizzare l’ennesimo assist di Dybala, bravo a tenere in vita un’azione cominciata da Lulli. Il finale – per i giallorossi – è in gestione con il 4-0 di Pisilli che sigilla la festa. A nulla, invece, servono i cambi di Grosso che butta dentro Jimenez, Oulai e Kean, mentre Gasperini fa esordire altri due nuovi acquisti: Koulierakis e Castro, quest’ultimo al posto di Malen che si prende cori e standing ovation dello stadio. La Roma travolge la Fiorentina con il punteggio di 4 – 0 nella prima giornata di Serie A.

I bianconeri pareggiano nel derby della Mole

Un derby vibrante, nervoso, pieno di occasioni e colpi di scena lascia il Torino soddisfatto per la rimonta e la Juventus fuori dalla Champions League, complice la contemporanea vittoria di Roma e Como. All’Olimpico Grande Torino va in scena una partita intensa, con i bianconeri avanti di due reti e i granata capaci di risalire la corrente con carattere. La Juventus parte meglio e al 23’ trova il vantaggio: Thuram avanza senza opposizione e serve Vlahovic, che calcia trovando una deviazione decisiva per l’1-0. I bianconeri insistono e sfiorano il raddoppio con Boga, Locatelli e lo stesso Vlahovic, mentre il Torino fatica a costruire. L’unica vera occasione granata arriva al 41’, quando Gineitis sfiora il palo di testa. Il primo tempo si chiude sullo 0-1, risultato giusto per quanto visto.
La ripresa si apre con il cambio immediato: dentro Casadei per Gineitis. Ma è ancora la Juventus a colpire: al 9’ Conceicao parte in contropiede e serve Vlahovic, che di prima intenzione firma il 2-0 con un diagonale perfetto. Sembra finita, ma il derby non è mai una partita normale. Il Torino reagisce con orgoglio e al 14’ accorcia: punizione di Obrador, inserimento perfetto di Casadei, che di testa batte Perin e riapre tutto. I granata prendono coraggio, Perin salva su Vlasic e Prati, mentre Paleari tiene in vita i suoi dall’altra parte.
La Juventus prova a gestire, ma al 38’ arriva il pareggio: corner battuto da Nkounkou, Casadei colpisce ancora di testa, Perin respinge corto e Adams si avventa sul pallone, trovando il 2-2 con una conclusione deviata. L’Olimpico esplode. Nel finale succede di tutto: ammonizioni, proteste, occasioni da una parte e dall’altra. Holm e Zhegrova provano a cambiare l’inerzia, ma Paleari è attento. L’arbitro concede cinque minuti di recupero, la Juventus tenta l’assalto finale, ma il Torino resiste con ordine.
Il derby si chiude in parità, un risultato che premia la determinazione granata e condanna la Juventus, comunque fuori dalla Champions a prescindere dal risultato. Una partita intensa, combattuta, che conferma ancora una volta quanto il derby della Mole sia una sfida a sé.
La Juventus pareggia con il Torino 2-2 nella trentottesima giornata di Serie A.

Mancini eroe del derby

Allo Stadio Olimpico i giallorossi conquistano tre punti fondamentali in chiave classifica. La partita si sblocca grazie a una doppietta di Gianluca Mancini, entrambe le reti di testa su situazioni da palla inattiva. Il difensore segna prima sotto la Curva Nord e poi sotto la Curva Sud, in un Olimpico diviso ma con netta prevalenza del tifo romanista. La squadra allenata da Gasperini gestisce la gara con maggiore concretezza, soprattutto nella ripresa, riuscendo a capitalizzare le occasioni decisive. Il successo mantiene aperta la corsa al quarto posto, con la Roma attesa ora dall’ultima sfida stagionale. Sul fronte Lazio, la formazione biancoceleste ha provato a fare la partita soprattutto in termini di possesso palla, ma senza riuscire a creare reali pericoli. L’unica vera occasione degna di nota è arrivata con Noslin, mentre il portiere Svilar è stato impegnato raramente.
Per la Lazio si tratta di una stagione complessa, segnata da risultati altalenanti, due derby persi e un rendimento complessivo che non ha mai realmente acceso la corsa alle posizioni di vertice. Nel finale, lo stadio ha riservato applausi per alcuni protagonisti: standing ovation per El Shaarawy e Dybala, accolto anche da cori del pubblico. Applausi anche per Dovbyk al momento dell’ingresso in campo. La situazione in classifica resta aperta: Inter e Napoli già qualificate, Milan terzo, Roma al momento quarta, con Juventus e Como in corsa per l’Europa League. La Roma batte la Lazio 2-0 nella trentasettesima giornata di Serie A.

Rimonta last minute per la Magica

Una grande prestazione del Parma, ma alla fine la spunta la Roma con un risultato che lascia molto l’amaro in bocca. Giallorossi avanti con Malen nel primo tempo, poi il palo di Soulé. Il primo squillo è di marca giallorossa, quando al 9′ Malen, lanciato da un ottimo Mancini, supera Suzuki con un tocco morbido depositando la palla in rete. L’olandese, però, si trovava in posizione irregolare: rete annullata. Il centravanti ospite si riscatta al minuto 23. Pallone recuperato da Kone per Dybala, che serve Malen al limite dell’area: stop perfetto a seguire e destro che fredda il portiere avversario per lo 0-1.
Una Roma in crescita nella prima frazione colpisce anche un palo al 29′ con Soulé, saltato di testa in area su cross preciso di Dybala. Si va all’intervallo con la Roma in vantaggio. L’1-1 arriva subito dopo il rientro in campo. Nicolussi Caviglia si avventa su un passaggio impreciso di Hermoso e serve al limite Strefezza, bravo a spostarsi a destra e incrociare sul palo opposto con un rasoterra che beffa Svilar. Il Parma assapora per pochi istanti anche il sorpasso con il colpo di testa di Pellegrino, entrato al 53′ al posto di Strefezza. Si alza però la bandierina del guardalinee, che segnala un fuorigioco di Troilo. Il sorpasso emiliano arriva all’87’: Estevez pesca Keita, che in area controlla e batte Svilar. Sembra finita, ma la Roma la pareggia in pieno recupero con Rensch, che raccoglie un pallone dopo una mischia e lo spedisce nella porta avversaria. A ruota, all’ultimo, succede l’impensabile. La Roma ribalta tutto: Rensch finisce a terra, Chiffi lascia correre ma viene richiamato al Var e dopo un controllo cambia la sua decisione: rigore per la Roma. Sul dischetto si presenta Malen, che batte Suzuki e fa impazzire i suoi. La Roma è in piena corsa Champions. La Roma batte il Parma 3-2 nella trentaseiesima giornata di Serie A.

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