Arrivano 3 punti importantissimi per l’Empoli

Strepitosa vittoria per l’Empoli che vale la permanenza in Serie A. La gara si conclude con i fuochi d’artificio e con migliaia di persone in campo. Una vittoria soffertissima per i toscani che alla fine hanno fatto l’impresa. Ogni errore può essere determinante. Per questo al primo minuto il cartellino giallo per Gyasi, dopo una sbracciata larga su Angelino mette paura alla panchina dell’Empoli. Empoli batte la Roma in casa con un gol di Niang al 93′.

Arriva il vantaggio dei toscani al 13′, quando Gyasi sfrutta una leggerezza di Angelino ed entra in area in velocità servendo al centro Cancellieri che controlla e segna il gol del vantaggio davanti a Svilar. Al 17′ tentativo dal limite di Dybala: il mancino dell’argentino finisce di poco alto sopra la porta di Caprile.

Un minuto dopo arriva, sugli sviluppi di una punizione, il gol di Cristante: il cross di Dybala è molto buono e trova Cristante di testa, il centrocampista era già in fuorigioco. Due miracoli di Caprile prima su Cristante, poi su Abraham e quindi il tap-in del mediano che segna, ma il gol viene annullato.

Esattamente al 45′ arriva il pareggio della Roma con un colpo di testa in piena area, solo soletto dell’algerino Aouar, prono a sfruttare da due passi un crosso dalla sinistra.

Quando siamo 3 minuti oltre il 90′ torna in avanti l’Empoli con il gol di Niang che di destro supera Svilar a 2 minuti dal termine. Si perde molto tempo nell’esultanza e al 96′ l’arbitro Massa fischia tre volte per terminare una gara che dà il via alla terza salvezza consecutiva e alla invasione di campo.

Una vittoria decisiva per i toscani che sancisce la permanenza in Serie A

Il club bianconero chiude in bellezza

I bianconeri ritrovano i tre punti che mancavano dal 7 aprile scorso grazie a Chiesa e Alex Sandro che firmano il 2-0 contro il Monza: la Juve di Montero, traghettatore dopo l’esonero di Massimiliano Allegri, sorpassa il Bologna ma per il raggiungimento del terzo posto bisognerà aspettare l’Atalanta. La Juve chiude il campionato con una vittoria.

Per Sandro è l’ultima di 327 partite in bianconero, un numero di giornate che tra i giocatori stranieri alla Vecchia Signora è eguagliato soltanto da Pavel Nedvěd. Il brasiliano chiude in bellezza e scoppia in lacrime quando, uscendo dal campo al 74esimo, è salutato dall’ovazione dell’Allianz Stadium.

La Juventus termina terza a 71 punti, tre lunghezze sopra al Bologna. Un anno fa, senza la penalizzazione da dieci punti decisa dalla giustizia sportiva, i bianconeri avrebbero concluso il campionato a quota 72, terzi a pari merito con l’Inter.

Al 26esimo Milik serve Chiesa che affronta e supera D’Ambrosio, avanza dalla sinistra e, arrivato al limite dell’area piccola, trafigge Sorrentino con il mancino sul primo palo: Juventus in vantaggio.

Al 28esimo calcio d’angolo per i bianconeri dalla destra, lo batte Fagioli, Alex Sandro è affrontato da Dany Mota che alza pericolosamente un piede in gamba tesa, il brasiliano incorna e mette in rete: raddoppio dei bianconeri.

Il club rossonero pareggia

Una serata entusiasmante a San Siro. Milan e Salernitana si fermano sul punteggio di 3-3, un risultato di per sé clamoroso ma che non sposta gli equilibri. Una partita che non aveva nulla da dire per la classifica ma che per Stefano Pioli ha molti significati. Per l’ultima volta è entrato a San Siro da allenatore rossonero, per l’ultima volta ha camminato nell’area tecnica del Milan, per l’ultima volta ha rivolto lo sguardo agli spalti gremiti che lo hanno applaudito.
Non arriva la vittoria sulla Salernitana; la squadra di Colantuono già retrocessa strappa un pari complice qualche errore di troppo in difesa. Solita pecca del Milan che si fa rimontare fino al 3-3 con la doppietta di Simy e la rete di Sambia sul finale. Ma il risultato non conta, almeno per questa sera di addii. Contano solo gli abbracci, i sorrisi e i gesti d’affetto rivolti a Pioli.

Il primo tributo arriva dalla squadra e dallo staff, un abbraccio avvolgente prima del fischio d’inizio quando lo hanno applaudito a lungo al centro di un cerchio. Tutto lo stadio ha seguito la squadra nel ringraziare l’allenatore. Gesti d’affetto arrivano soprattutto da Rafael Leao che, dopo aver sbloccato la partita con un gol di rapina su papera clamorosa di Fiorillo, corre dal suo allenatore per abbracciarlo. “Il tuo nome è entrato nella storia del Milan – il messaggio d’affetto scritto su Instagram dal portoghese nel pomeriggio -, grazie per avermi aiutato a inserire il mio nome nell’elité del calcio e a conquistare un posto importante in questa grande società. Te ne sarò sempre grato”.

Finisce un ciclo guidato da Pioli e che ha avuto anche tanti protagonisti. Alcuni rimangono, altri lasciano come Olivier Giroud che si congeda come sa meglio fare: con un gol.

L’Empoli conquista un punto in zona salvezza

Si conclude 1-1 dopo oltre 100 minuti di gioco la sfida tra Udinese e Empoli in zona salvezza.

Finale al cardiopalma al Bluenergy Stadium, dove gli azzurri trovano il gol del vantaggio al 90′, ma vengono rimontati all’ultimo respiro dai friulani. Azzurri adesso obbligati a fare risultato con la Roma per sperare nella salvezza.

Un finale al cardiopalma che purtroppo non premia l’Empoli. Al termine di una partita infinita, l’Udinese strappa un pareggio preziosissimo sul proprio campo contro l’Empoli, che rimane al terzultimo posto in solitaria e adesso sarà obbligato a fare risultato all’ultima giornata contro la Roma. Una gara tiratissima, dove praticamente non succede quasi niente per 90′, ma che farà parlare per le decisioni arbitrali prese da Guida. Prima fra tutte il gol di Maleh nel primo tempo annullato agli azzurri, per una presunta gomitata di Niang che lascia parecchi dubbi.

Si arriva poi nel finale, dove al 90′ Cambiaghi si conquista un calcio di rigore che Niang realizza e che sembra mettere la parola fine sulla partita. Non è così, perché in unr recupero lunghissimo, al 114′ Fazzini compie un fallo in area su Bijol, che regala il rigore all’Udinese, realizzato da Samardzic, che fa esplodere lo stadio. Con questo risultato infatti l’Udinese si mantiene a un punto dall’Empoli terzultimo. Adesso si fa dura per gli azzurri, che dovranno fare l’impresa in casa contro una Roma ancora a caccia di un posto europeo.

La Roma vola con una importante vittoria

I giallorossi all’Olimpico superano per 1-0 un Genoa coriaceo e generoso, ma poco incisivo negli ultimi metri, rei di aver subito il gol nei minuti subito successivi all’espulsione di Paredes. Tre punti che valgono oro per i capitolini, ora aritmeticamente sesti davanti alla Lazio e aggrappati a quinto posto dell’Atalanta con annessa vittoria dell’Europa League per sperare ancora in una qualificazione nella massima competizione europea il prossimo anno. I ragazzi di Gilardino si dimostrano invece ancora degli ossi durissimi e nell’ultima giornata avranno la chance di chiudere la stagione all’undicesimo posto davanti al Monza.

De Rossi cambia leggermente rispetto alle previsioni della vigilia e si permette anche di sperimentare un po’ la squadra. Davanti a Svilar ci sono Çelik, Llorente, N’Dicka e Angeliño, mentre in mediana Bove agisce nella linea con Paredes e Cristante, mentre Pellegrini è più avanti, precisamente alle spalle di Lukaku insieme a Baldanzi. Anche Gilardino si concede qualche cambio rispetto alla propria formazione tipo. Confermato il reparto arretrato con Vogliacco, De Winter e Vasquez, davanti a Martinez. Spence a destra e Martin a sinistra, nel centrocampo completato da Frendrup, Badelj e Strootman, in attacco invece ci sono Ekuban e Retegui.

Primi minuti di gioco poco entusiasmanti dove la Roma prova a imporre il proprio gioco, mentre il Genoa si chiude bene, creando grande densità nella propria metà campo per poi cercare di creare lo spazio per le ripartenze di Ekuban e Retegui. Si crea così una situazione di stallo dove i padroni di casa non riescono a sfondare negli ultimi venti metri di campo, mentre le ripartenze liguri si fermano sempre prima di poter nuocere alla porta difesa da Svilar. Per vedere una prima occasione da gol è necessario aspettare il 14′, quando Ekuban e Retegui scappano alle spalle della difesa, arrivando in area di rigore e trovano la deviazione di N’Dicka, per poco non costringono all’autorete il centrale giallorosso, salvato dalla parata del proprio portiere, tutto però era fermo per la posizione di offside sul primo lancio da parte di entrambi gli attaccanti rossoblu.

Come successo durante il primo tempo, a ogni tentativo giallorosso corrisponde una risposta genoana, questa volta è Vasquez a staccare bene in area di rigore, provando a girare di testa la sfera sul palo lontano, Svilar accompagna il pallone che si perde sul fondo. La Roma però non ci sta e vuole premere sull’acceleratore, così al 53′ è Lukaku a cercare la torsione aerea in area avversaria, il belga però non riesce a colpire bene, schiacciando solo la sfera: blocca a terra Martinez.

La partita ora è frizzante e un pizzico di nervosismo comincia a farsi largo in campo, ne paga dazio Paredes, il quale dopo una trattenuta, non ravvisata da Manganiello, rivolge qualche parole di troppo al direttore di gara, ricevendo cartellino giallo e poi rosso in rapida sequenza. La Roma resta così in dieci uomini, per l’espulsione del suo metronomo di centrocampo. Sembra l’occasione perfetta per il Genoa di abbassare la pressione avversaria, invece è il momento perfetto per Lukaku di prendere per mano la squadra. Sul mancino di Angeliño dal limite infatti, Martinez si oppone con uno splendido volo plastico, ma l’azione prosegue, portando El Shaarawy al cross dal centro destra: pallone perfetto del faraone per il bomebr belga, il quale dà forza e direzione al pallone, superando l’estremo difensore ospite. Roma a sorpresa in vantaggio al 79′, con l’ex Inter a esultare togliendosi la maglia, guadagnandosi così anche il cartellino giallo, diffidato, salterà l’ultima giornata contro l’Empoli al Castellani.

Il Toro batte i rossoneri

Il Toro si afferma sui rossoneri e può ancora sognare l’Europa: il 3-1 contro il Milan vale il sorpasso al Napoli al nono posto con la Fiorentina ottava a un solo punto, a 90 minuti dalla fine del campionato la squadra è in piena corsa per le coppe. I rossoneri, pur già sicuri del secondo posto, incassano un’altra sconfitta, la settima, in campionato Pioli aveva annunciato qualche rotazione, Leao e Giroud partono dalla panchina con Jovic e Okafor a completare il tridente con Pulisic. A sinistra manca Theo e gioca Terracciano, la mediana a tre è formata da Musah, Reijnders e Bennacer. Juric se la gioca con due centravanti di peso, insieme a Zapata c’è Pellegri. Buongiorno recupera e guida la difesa, Tameze è il braccetto di destra e Linetty fa coppia con Ilic a centrocampo.

Il Milan mette subito paura al Toro con due tentativi di Pulisic e Okafor che finiscono di poco a lato, poi nella seconda parte di primo tempo si scatenano i granata. Il vantaggio arriva al 26′, quando Linetty trova Rodriguez largo a sinistra, cross al bacio dello svizzero e testata vincente di Zapata, con Thiaw che gli lascia troppa libertà per colpire. I rossoneri escono dalla partita e prima di rientrare negli spogliatoi subiscono anche il raddoppio: l’azione è molto simile ma con il traversone che parte dalla destra, da Bellanova alla testa di Ilic lasciato tutto solo.

Soltanto sotto di tre reti i rossoneri provano a reagire, il tiro potente di Pulisic si stampa sulla traversa e poi Vanja è bravo a chiudere lo specchio a Jovic. E’ il momento di maggiore pressione dei rossoneri, Juric sostituisce Rodriguez con Vojvoda e Pioli lancia Leao al posto di Okafor. Il portoghese si accende soltanto in un’occasione, respinta da Vanja, e il Toro non soffre nemmeno l’ingresso di Giroud. A dieci dalla fine Buongiorno lascia il posto a Lovato e potrebbe essere stata la sua ultima apparizione al Grande Torino da giocatore granata viste le voci di mercato che lo riguardano. Il Toro saluta i suoi tifosi con una grande vittoria e può ancora sperare nell’Europa.

[COPPA ITALIA] Una Juventus sorprendente si aggiudica la Coppa Italia

E’ il club bianconero di scena ieri sera all’Olimpico di Roma, capace di rimandare l’appuntamento con la storia dell’Atalanta e di conquistare la sua quindicesima Coppa Italia. Merito di un Dusan Vlahovic da applausi che porta in vantaggio la Juventus dando un indirizzo tutto bianconero alla finalissima e tenendo la Dea in costante pericolo grazie alle sue micidiali ripartenze.

E’ dell’attaccante serbo anche il raddoppio annullato dal Var che avrebbe vinto il match a metà ripresa e che si chiude invece sull’1-0, maturato a quattro minuti dal via. Il tutto per la gioia del popolo juventino e di Massimiliano Allegri, espulso per proteste nel finale infuocato, che porta a casa un altro titolo, l’ennesimo della sua storia a Torino. Ma stavolta a conclusione di un triennio difficile, e chissà se ora la fine di un ciclo potrà vivere ripensamenti in positivo, a favore del tecnico al passo d’addio. E’ grande la delusione della squadra di Gasperini che, data per favorita questa volta, ha dovuto rinunciare per la terza volta a vincere il trofeo nazionale.

Gasperini, senza Scamacca squalificato, schiera De Ketelaere da falso nove con alle spalle Koopmeiners e Lookman. De Roon sulla linea dei difensori, Pasalic a centrocampo. Allegri sceglie Nicolussi Caviglia a centrocampo. In porta Perin, in attacco la coppia Chiesa-Vlahovic.

Solo un pari per i bianconeri

Dopo un pari ottenuto nel finale e l’ennesima prestazione deludente in campionato la Juve si è comunque garantita il pass per la prossima Champions League. Il futuro di Allegri resta appeso ad un filo e probabilmente neanche una vittoria in Coppa Italia cambierà le cose. E’ pronta, a fine stagione, una rivoluzione.

Giuntoli sogna un doppio colpo dalla Liga, uno dal Girona, club di proprietà del City Group, e rivelazione dell’ultimo campionato spagnolo.

I bianconeri sarebbero fortemente interessati a due calciatori, uno del Getafe e l’altro del Girona, ovvero il ‘Golden Boy’ Mason Greenwood e il talento Savio, classe 2004 in prestito al Girona ma di proprietà del Troyes. Entrambi i calciatori sono in prestito, anche Greenwood lo è, ma è reduce da un’esperienza complicata allo United (anche per vicende extracalcistiche) ed entrambi i club vogliono trattenerlo.

Ancora più complicata la vicenda Savio con il calciatore che piace a tutta Europa e anche il City sta monitorando la situazione. Giuntoli sogna il colpaccio, ma l’affare si preannuncia tutt’altro che semplice.

Cinquina per i rossoneri

L’unico flash che forse ‘risveglia’ dal torpore alcuni spettatori, al 36′ è il gol che sblocca la partita di Bennacer. Azione insistita dei rossoneri, il pallone va sui piedi dell’algerino che colpisce dalla distanza. Milan in vantaggio e Bennacer festeggia indicando il cognome materno scritto sulla maglia, iniziativa che accomuna le due squadre in vista della festa della mamma di domani. Nel secondo tempo Pioli richiama Gabbia già ammonito (e squalificato contro il Torino perché diffidato) per Tomori e Chukwueze (dolorante) con Leao. Anche Giroud va in panchina per Okafor. E la partita, finalmente, si accende. Leao dopo appena 4′ colpisce la traversa di controbalzo. Poi il Cagliari va vicino al pari con Prati, ma è bravo Sportiello a deviare. Al 14′ arriva il raddoppio del Milan con Pulisic che viene servito con un passaggio millimetrico di Leao.

Ma la squadra di Ranieri non molla, prima Deiola su punizione impegna in una gran parata Sportiello, poi al 18′ un cross di Zappa viene intercettato da un perfetto inserimento di Nandez (perso da Musah) e il Cagliari accorcia. Alla mezz’ora però il Milan ritrova il doppio vantaggio: conclusione dalla distanza di Reijnders che, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, batte Scuffet. Ma le emozioni non sono finite. Il Cagliari si dispera per due legni colpiti, prima con Oristanio con un calcio d’angolo a rientrare che si infrange sul palo, poi Shomurodov a botta sicura viene deviato sulla traversa.

A chiudere i conti ci pensa il giocatore più applaudito: Rafael Leao. La bella verticalizzazione di Bennacer non viene sprecata dal portoghese che torna al gol dopo quasi un mese. C’è spazio anche per la ‘manita’ con la doppietta di Pulisic che colpisce dalla distanza, un difensore del Cagliari prova a salvare sulla linea ma l’orologio di Sozza vibra ed è 5-1. San Siro applaude allentando un po’ la tensione delle ultime settimane.

Cinquina dell’Inter

L’Inter stavolta non fa sconti e si conferma bestia nera del Frosinone. Consolidato anche il primato europeo di vittorie in trasferta (15 come nel 2006-2007). La squadra di Inzaghi dilaga nella ripresa realizzando tre gol in 7′.

Nessuna sorpresa quindi nel Frosinone che si disegna con il solito 3-4-2-1. Cambiano gli interpreti ma non il modulo 3-5-2, marchio di fabbrica della squadra scudettata.

La partita è intensa anche se non mancano errori da una parte e dall’altra e proprio da uno sbaglio di Zortea in uscita nasce il gol dell’Inter. Segna Frattesi (19′) di ginocchio su cross di Dimarco dalla sinistra. Il Frosinone reagisce e sfiora il pari: gran botta di Brescianini, paratona di Sommer. L’Inter però è molto compatta in puro stile-Inzaghi e quando riparte può fare sempre male.

La partita è intensa anche se non mancano errori da una parte e dall’altra e proprio da uno sbaglio di Zortea in uscita nasce il gol dell’Inter. Segna Frattesi (19′) di ginocchio su cross di Dimarco dalla sinistra. Il Frosinone reagisce e sfiora il pari: gran botta di Brescianini, paratona di Sommer. L’Inter però è molto compatta in puro stile-Inzaghi e quando riparte può fare sempre male. Al 27′ Arnautovic in versione rifinitore offre sempre dalla sinistra un pallone d’oro al solito Frattesi che non trova la porta da pochi metri. Al 38′ esce per infortunio capitan Mazzitelli. Al suo posto c’è Gelli.

Il Frosinone ha un sussulto prima dell’intervallo: Cheddira al 40′ timbra la traversa. Cuadrado al posto di Darmian è la novità della ripresa. Il Frosinone riparte col piglio giusto, Di Francesco modifica l’assetto arretrando Reinier sulla linea mediana. Il Frosinone spinge e la gara s’accende anche perché le squadre s’allungano. Al 12′ Zortea in contropiede calcia centrale, Sommer ribatte, Frattesi libera su Valeri. Subito dopo l’Inter vicina al raddoppio con Bisseck che centra la traversa di testa. E’ il preludio allo 0-2: invenzione di Barella che libera Frattesi, quindi Arnautovic non sbaglia davanti a Cerofolini. Il Frosinone non molla e Carlos Augusto salva sulla linea un tiro di Brescianini. Il finale è però nerazzurro: al 32′ Buchanan sigla il 3-0 con un tiro a giro e al 35′ Lautaro Martinez mette il suo 24/a sigillo.

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