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Kouamé regala un punto prezioso agli Azzurri

I toscani di D’Aversa conquistano un punto importante al Sinigaglia contro il Como. Protagonista del match Kouamé che, nel finale, manca una occasione favorevole.

All’ingresso in campo il Como si presenta senza l’infortunato Dossena e gli squalificati Nico Paz e Dele Alli: si rivede Sergi Roberto a metà campo, mentre l’attacco è comandato dall’ex empolese Cutrone. I toscani ritrovano invece Vasquez in porta, dopo 5 gare consecutive per Silvestri, e Viti in difesa, mentre in panchina si rivede Solbakken, reduce da un lungo infortunio a una spalla. Tanti gli assenti per D’Aversa: sono ko Sazonov, Pellegri, Haas, Maleh, Zurkowski, Ismajli e Anjorin. Al 20′ Goldaniga anticipa di testa Vasquez in uscita a pugni uniti, andando a segno: la difesa dell’Empoli però si muove con perfetto tempismo, mettendo in fuorigioco il numero 5 del Como. L’arbitro Mariani annulla senza esitazioni, poi confortato dal check del Var Fabbri. Al 34′ è l’Empoli a farsi pericoloso: fuga sulla sinistra di Pezzella, cross e incornata acrobatica di Kouamé, con palla a lato di pochissimo. Al 39′ Grassi fa tremare il Sinigaglia: il suo colpo di testa finisce sul palo, con Butez che sembra in leggero ritardo nel tuffo. Il primo tempo si chiude con un destro di Kouamé, bloccato da Butez. La ripresa si apre con un’occasione sciupata da Goldaniga, che non inquadra la porta da pochi passi di testa al 49′. Risponde poco dopo l’Empoli con un improvviso contropiede: Kouamé supera anche il portiere Butez fuori dall’area di rigore, ma è sbilanciato e il suo rasoterra si spegne sul palo, con una beffarda traiettoria a uscire. Al 61′ il match si sblocca grazie a Douvikas, entrato cinque minuti prima al posto di Cutrone: filtrante di Caqueret, palla rasoterra al centro di Vojvoda e tocco vincente in scivolata del greco, che batte Vasquez. Primo gol in Serie A per il 25enne numero 11 del Como.

Al 75′ meritato pareggio dell’Empoli dopo i due pali, firmato da Kouamé: numero di Fazzini, palla a Pezzella e prefetto cross a spiovere per l’incornata dell’ivoriano, che festeggia il suo primo gol nella formazione di D’Aversa. All’89’ lo stesso Kouamé ha l’occasione per la vittoria e la getta al vento: il Como perde malamente palla sulla trequarti difensiva, l’ex attaccante della Fiorentina si ritrova a tu per tu con Butez, ma spara incredibilmente sopra la traversa. Al 92′ il nuovo entrato Fazzini si fa espellere per un fallaccio sul lariano Ikoné. Il match si chiude sull’1-1, lasciando insoddisfatti, per motivi diversi, entrambi gli allenatori che infatti si beccano dopo il fischio finale. Il Como tornerà in campo sabato prossimo, in trasferta, contro il Monza. L’Empoli, atteso dall’importante sfida interna con il Cagliari tra 8 giorni, prima proverà a sognare nell’andata delle semifinali di Coppa Italia, martedì prossimo al Castellani contro il Bologna.

I nerazzurri in vetta alla classifica

L’Inter riparte vittoriosa per 2-1 sull’Udinese e confermandosi in vetta alla classifica. Inzaghi schiera un’Inter rimaneggiata, visto che oltre agli assenti Bastoni, Dumfries e Lautaro Martinez sceglie di rinunciare in avvio anche a Barella, rilanciando Frattesi dal 1′.

I nerazzurri partono comunque forte; dopo 40 secondi Calhanoglu sfiora il vantaggio con un destro dal limite che si spegne di nulla a lato. Poi si inizia ad accendere Mkhitaryan, che costruisce i maggiori pericoli sull’asse con Frattesi. È solo questione di minuti, con il protagonista che poi diventa Dimarco. L’esterno nerazzurro, al rientro dopo l’infortunio, si invola sulla sinistra e serve Arnautovic che da solo in area sblocca il risultato col mancino. Passata in vantaggio, l’Inter abbassa un po’ i ritmi, mentre intanto si accende la Curva Nord che al 20′ inizia a cantare dopo lo sciopero annunciato alla vigilia per il tema coreografie e l’aumento del prezzo dei biglietti. Appena riaccelera, però, la squadra di Inzaghi trova il raddoppio seguendo lo stesso copione del primo gol: Dimarco viaggia veloce sulla fascia sinistra, cross a rimorchio per Frattesi che alla seconda occasione non sbaglia e trova il 2-0 con il piatto destro.

I padroni di casa con il doppio vantaggio prendono in mano ritmi e tempi della sfida gestendo la gara con il possesso palla, anche se tremano nel finale di tempo quando Lucca spreca la palla per riaprire il match colpendo centralmente di testa da solo da dentro l’area piccola. Nella ripresa Runjanic prova ad aumentare il peso offensivo dei friulani inserendo Bravo per Lovric, con lo spagnolo subito pericoloso con un destro però largo. Dall’altra parte l’Inter va vicino al terzo gol quando Dimarco calcia dal limite col mancino sfiorando l’incrocio dei pali. Dal nulla, è invece Solet che si inventa il gol che riapre davvero la gara: dopo aver rubato palla a Correa, si invola e dopo aver saltato Barella trova l’angolino con un destro preciso. L’Udinese ci crede e Lucca sfiora subito il pareggio, trovando però sulla sua strada un grande intervento di Sommer che toglie da dentro la porta il colpo di testa del centravanti friulano. Gli uomini di Runjiaic provano l’assalto negli ultimi minuti, tutti i 70mila di San Siro tremano (Inzaghi si fa espellere e Barella che, diffidato, si fa ammonire per evitare una ripartenza e sarà squalificato col Parma) ma alla fine i tre punti li conquista l’Inter che continua la sua corsa al top della classifica.

Ancora un’altra vittoria per la Magica

Settimo successo consecutivo in campionato al Via del Mare; la Roma si impone sul Lecce con il risultato finale di 1 – 0, grazie a un bel gol di Artem Dovbyk. I giallorossi proseguono così la rincorsa alla zona Champions, portandosi a 52 punti, in sesta posizione, a -4 dal Bologna quarto, e a +1 sulla Lazio.

Ranieri, per la prima gara dopo l’infortunio di Dybala, sceglie Pellegrini e Soulé alle spalle della punta Dovbyk, con Saelemaekers e Angelino da quinti di centrocampo e Hummels al centro della difesa. Giampaolo, invece, opta per Pierotti, Helgason e Karlsson alle spalle di Krstovic, con Gaspar a far in coppia con Baschirotto al centro della difesa. Regia affidata a Ramadani. La Roma inizia subito son il pressing alto e al 7′ Dovbyk punta Gaspar, si sposta il pallone sul sinistro e calcia ma il difensore chiude la conclusione. Ancora Roma in avanti al 9′: indecisione di Falcone che travolge Guilbert, e Angelino si ritrova con la porta vuota davanti ma calcia incredibilmente al lato. Il Lecce risponde al 15′ con Helgason ma il destro ad incrociare sfiora il palo. Al 19′ Soule calcia di prima intenzione, ma una deviazione manda in angolo. Al 21’altra incredibile occasione per la Roma: una follia di Falcone che serve Ramadani in area con Koné alle spalle, il centrocampista giallorosso recupera e conclude da distanza ravvicinata ma il portiere salva con un miracolo. Nel finale di tempo il Lecce torna a farsi pericoloso e al 37′ Karlsson serve Gallo, ma la conclusione secca viene respinta da Svilar, poi al 44′ Karlsson calcia male, dopo un interessante contropiede.

Nella ripresa la Roma sembra fare più fatica con la squadra di Giampaolo che prova al 60′ l’eurogol con Krstovic che da centrocampo stoppa il pallone dopo il rinvio del portiere e calcia di prima intenzione con la che supera Svilar ma termina di poco al lato. La Roma reagisce e al 68′ Dovbyk ci prova a botta sicura, ma il Falcone è ancora prodigioso. Un minuto dopo la Roma va in gol con Mancini sulla sponda di Dovbyk da corner, ma la rete, dopo un lungo consulto al Var, viene annullata per fuorigioco del difensore. Ranieri inserisce Shomurodov e Baldanzi per Pellegrini e Soulè. E poco dopo la pressione della Roma ha buon gioco, all’80’, quando Dovbyk di fisico si libera di Baschirotto e con una conclusione secca, dopo un doppio dribbling in area, batte Falcone per l’1-0. Il Lecce prova a reagire e all’86’ Banda conclude centralmente. La squadra di Ranieri tiene palla e sfrutta le ripartenze con Shomurodov che si fa respingere la conclusione ravvicinata da Falcone, ma la vittoria è al sicuro.

I partenopei vittoriosi nella corsa Scudetto

Il Napoli conquista una importante vittoria battendo il Milan con il risultato finale di 2-1. La squadra di Conte si porta a 64 punti e si riavvicina a -3 dalla formazione di Inzaghi, con l’Atalanta che scivola a -6 dal Napoli e -9 dall’Inter.

Conceicao per la sfida con il Napoli sceglie Bondo con Fofana in mediana, viste le molte assenze, con Joao Felix e Pulisic sulle fasce e Abraham prima punta: solo panchina per Gimenez e Leao. Conte, invece, dal 1′ schiera Olivera per Spinazzola, infortunato, con Gilmour a centrocampo. In attacco Neres con Lukaku e Politano. Il Napoli parte a razzo e al 2′ va in gol con Politano. Difesa del Milan imbambolata e infilata dall’inserimento dell’esterno che stoppa e calcia di potenza battendo Maignan per l’1-0. Il Milan stenta a reagire ma al 12′ Walker trova il cross dal fondo per la conclusione sul primo palo di Abraham che termina sul fondo. Ancora Napoli al 15′ con il cross di Politano su cui non ci arriva Lukaku e Neres viene anticipato sul secondo palo da Gabbia. Sugli sviluppi dell’angolo, conclusione di Politano che Anguissa devia di tacco con la palla di poco a lato.

Al 19′ il Napoli raddoppia: palla persa del Milan che regala a Gilmour la possibilità di innescare Lukaku che, pur calciando male, batte Maignan per il 2-0. Poi al 22′ ci riprova Anguissa ma la conclusione potente viene deviata da Maigan sopra la traversa. Il Milan cerca la reazione ma non trova spazio. Al 42′ ci prova su punizione Theo Hernandez, ma palla direttamente sul fondo. Nella ripresa Conceicao inserisce Leao per Bondo, poi Chukwueze e Gimenez. Al 56′ primo spunto del portoghese, dribbling e conclusione che quasi si trasforma in assist per Gimenez ma palla a lato. Al 60′ è invece Gimenez a provarci senza risultato. Al 69′ occasionissima per il Milan dal dischetto ma Meret para il rigore di Ginenez, fischiato per il fallo di Billing che frana su Theo Hernandez. E’ un altro Milan che tenta comunque l’assalto finale. Al 79′ conclusione potente di Pavlovic che Meret alza sopra alla traversa.

Poi ci prova Reijnders dalla distanza, ma palla alta. Al 84′ il Milan passa: scambio Leao-Theo Hernandez, cross basso del terzino per Jovic, da poco entrato, e gol del 2-1 da due passi. Il
Napoli appare stanco e psicologicamente il Milan con le ultime energie prova ad agguantare un insperato pareggio. All’87’ Reijnders da ottima posizione prova ancora la conclusione ma termina fuori. Al 94’ancora Jovic protagonista, stoppa e conclude dal limite ma il pallone finisce a lato. Al Maradona il Napoli vince un test fondamentale in questo finale di stagione. Non basta al Milan il forcing finale per agguantare il pareggio.

Azzurri KO anche a Torino

L’Empoli, colpita dalla forte ondata di maltempo, sotto la pioggia battente di Torino torna ad offrire una prestazione corposa, dopo la scialba prestazione contro la Roma, ma resta con un pugno di mosche in mano, punito dalla giocata di un singolo.

Tre le novità rispetto alla sfida contro la Roma per Roberto D’Aversa che mette dentro il recuperato Ismajli, Sambia e Kouame rispettivamente per Goglichidze, De Sciglio e Colombo. Azzeccata la mossa di Gyasi avanzato dalla consueta posizione di esterno destro ad attaccante di sinistra. I suoi movimenti mettono in costante difficoltà l’ex Walukiewicz ed è proprio lui ad avere due buone chance nel primo tempo senza però concretizzarle. Al 7’ era stato invece Kouame a spaventare il Torino avventandosi su un corto retropassaggio di Maripan. Il portiere granata è però attento e chiude in uscita. La partita è comunque equilibrata, giocata molto sui duelli e con alcune occasioni da una parte e dall’altra. Oltre a quelle già citate la squadra di D’Aversa va vicina al bersaglio grosso anche con Pezzella, Sambia e con Ismajli su corner di Cacace. Dall’altra parte il Torino fatica a scardinare l’attenta fase difensiva dell’Empoli e allora si affida alle palle inattive e alla conclusioni da fuori: al 27’ Coco trova solo l’esterno della rete dopo un’uscita a vuota di Silvestri su angolo, mentre al 42’ il portiere azzurro si supera su un tiro di Adams, deviato da Elmas, respingendo con la gamba di richiamo. L’azione era comunque viziata da un fuorigioco di partenza.

Nella ripresa il Torino prova ad alzare i giri del motore sviluppando meglio la propria circolazione della palla, ma l’Empoli tiene e con il buon lavoro di Kouame riesce comunque a farsi vedere anche davanti, seppur con meno incisività e continuità del primo tempo. Anche se la miglior occasione è proprio degli azzurri con il solito Gyasi, che calcia però malamente fuori da buona posizione sull’ottimo invito di Kouame. E come spesso succede a gol sbagliato risponde gol subito: Vlasic si difende dall’attacco di Marianucci e con un destro chirurgico infila l’angolino alla sinistra di Silvestri. Un colpo duro per il morale dell’Empoli, che ha però il merito di rimanere in partita e continuare a provarci, se non altro con la voglia. L’unica vera occasione, però, è una mancata deviazione sotto porta di Colombo sulla punizione di Cacace. L’Empoli ci prova con generosità fino alla fine, ma Torino resiste fino al triplice fischio finale.

La Magica in piena corsa per la Champions

Vittoria tanto sofferta quanto preziosa per la Roma, che supera 1-0 il Cagliari all’Olimpico. Continua la scalata in classifica dei giallorossi, che infilano la sesta vittoria consecutiva che vale il controsorpasso al Milan e il settimo posto a 49 punti, a meno due dalla Lazio. Il Cagliari incassa la terza sconfitta nelle ultime quattro partite e resta ferma a 26 punti, a +4 sulla zona retrocessione.

Poche emozioni nel primo tempo, eccezion fatta per un colpo di testa di Dovbyk e per un tiro di Zortea su azione di contropiede. Primo tempo piatto all’Olimpico, con una squadra, quella di casa, apparentemente stanca e un’altra ben disposta in campo. Le principali occasioni da rete capitano entrambe a Dovbyk, che al 21′ lascia partire un tiro troppo smorzato su invito di Soulé e, soprattutto, al 34′ sfiora di testa il palo alla sinistra di Caprile su passaggio dello stesso argentino. Nella ripresa, dopo un paio di spunti dei sardi, con Svilar fondamentale sulla girata di Piccoli, i giallorossi trovano il vantaggio al 62′ con una zampata in mischia di Dovbyk sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Poco dopo Ranieri perde infortunio Dybala, entrato qualche minuto prima e costretto a uscire in lacrime per un problema muscolare al polpaccio. Svilar è ancora decisivo sul colpo di testa di Mina, nel finale l’assalto degli ospiti – complice un guaio muscolare anche a Rensch che costringe i padroni di casa a chiudere praticamente in dieci uomini – non produce frutti e vede la Roma trionfare.

L’equilibrio salta al 62′, su azione da corner. Dovbyk addomestica il pallone, si gira e fa centro: 1-0. Il Cagliari prova a reagire e si rende pericoloso al 68′. Ancora Piccoli in azione, diagonale velenoso e Svilar è attento. Il portiere della Roma è decisivo anche al 71′, quando salva sul colpo di testa ravvicinato di Mina. La Roma perde Dybala per infortunio e nella porzione finale di gara pensa soprattutto a contenere: missione compiuta, vittoria e la rincorsa continua. Poco più tardi i capitolini perdono Dybala.

“Per Dybala aspettiamo domani mattina. Non lo volevo rischiare ma si è fatto male con un colpo di tacco. Spero sia poco”, ha detto nel post partita Claudio Ranieri, che ha poi commentato così la vittoria: “Sapevamo non sarebbe stata una partita semplice. Abbiamo rischiato qualcosa ma si deve rischiare se vuoi vincere. Mi è piaciuto l’aiuto reciproco. La contentezza della squadra sul gol di Dovbyk. Mi è piaciuto il pubblico che ci ha aiutato e mi ha fatto capire tanto. La squadra non ha avuto il tempo di riposare bene ma questa squadra ha raschiato il fonde del barile e queste sono cose importanti”.

Tripletta per i viola

La Juventus sprofonda sempre di più, scavalcata dal Bologna e scivolata al quinto posto, quindi fuori dalla zona Champions, unico obiettivo rimasto di una stagione che si sta rivelando oltremodo deludente. Sotto accusa finisce Thiago Motta. L’ennesima figuraccia per questa Juve che nel finale ha pure perso per infortunio Cambiaso entrato poco prima.

La Fiorentina dal canto suo, dopo la qualificazione giovedì ai quarti di Conference, sembra tornata quella che in autunno aveva inanellato 8 vittorie di fila. Sicura, spavalda, affamata, trascinata dal primo all’ultimo minuto dai propri tifosi che alla fine hanno fatto festa insieme ai giocatori corsi sotto la curva per un abbraccio infinito. Gosens e Mandragora hanno segnato nel primo tempo, Gudmudsson ha siglato il tris a inizio ripresa, a Kean è stato annullato il gol del possibile poker, De Gea non ha fatto una parata. Numeri che raccontano di una nuova disfatta bianconera. I cambi di Thiago Motta rispetto alla formazione travolta dall’Atalanta non ha sortito gli effetti che il tecnico sperava: dentro Kalulu per Gatti e Kelly per Cambiaso mentre a supporto di Kolo Muani è stato preferito inizialmente Koopmeiners a Yildiz insieme a McKennie e Nico Gonzalez, fischiatissimo dagli ex tifosi. Palladino ha puntato sulla stessa formazione che giovedì ha eliminato il Panathinaikos in Conference League con la sola eccezione di Pablo Marì per Comuzzo. In attacco ancora Gudmunsson con Kean, uno dei tanti ex della sfida al pari di Fagioli per la prima volta avversario dei bianconeri, sulle fasce Dodo e Gosens.

La gara è stata preceduta da un minuto di silenzio per ricordare Joe Barone, il direttore generale viola scomparso per un malore il 19 marzo di un anno fa (la famiglia al completo era in tribuna dove erano presenti fra gli altri anche Batistuta e Pepito Rossi), e accompagnata dalla coreografia dei club della Fiesole con migliaia di bandierine a comporre uno sfottò contro la Juve. Una Juve che da subito ha sofferto l’atteggiamento aggressivo dei viola capaci di passare due volte in tre minuti: di Gosens il gol che ha sbloccato il risultato al 15′, un sinistro potente sugli sviluppi di un calcio d’angolo, di Mandragora innescato da Fagioli il raddoppio realizzato con una rasoiata. Il Franchi è esploso di gioia anche perché la squadra di Thiago Motta non dava l’impressione di poter reagire. Lenta, macchinosa, senza idee né mordente, una manovra quanto mai sterile: zero tiri in porta (e così sarà fino alla fine), un solo tentativo di Koopmeiners finito sopra la traversa. Nella ripresa i bianconeri hanno provato ad alzare raggio d’azione, ma sempre con fatica e eccessiva timidezza ed esponendosi alle ripartenze dei viola che all’8′ sono passati di nuovo, stavolta con Gudmundsson imbeccato da Fagioli: la sassata dell’islandese, al terzo gol nelle ultime tre gare, ha sorpreso Di Gregorio e affondato definitivamente la Juve che a parte un affondo di Kolo Muani (salvataggio di Gosens) non ha mai impensierito l’attenta difesa avversaria. Kean si è visto annullare il possibile 4-0 per fuorigioco, i cambi di Thiago Motta non hanno provocato alcuna scossa e nonostante il pesante svantaggio Vlahovic nel suo ex stadio è rimasto malinconicamente in panchina fino alla fine.

I nerazzurri verso lo Scudetto

La prima vittoria in stagione dell’Inter in uno scontro diretto d’alta classifica arriva nel momento giusto, perché vale la prima fuga scudetto. I nerazzurri vincono con autorità in casa dell’Atalanta e raffreddano le ambizioni tricolore della Dea, spedita a meno sei in una giornata in cui la squadra di Simone Inzaghi riesce ad allungare anche sul Napoli, ricacciato a meno tre dopo lo 0-0 di Venezia.

A dare la spallata al campionato ci ha pensato la zuccata di Carlos Augusto al 9′ della ripresa ma soprattutto l’atteggiamento attento e spietato dei campioni d’Italia, capaci di annullare Retegui e Lookman e di raccogliere tutto ciò che l’avversario ha lasciato per strada. Come l’espulsione di Ederson per proteste che ha agevolato il compito dell’Inter nel finale, dove è arrivato anche il raddoppio di Lautaro Martinez che ha chiuso la contesa. La posta in palio è alta, le due squadre si rispettano e si temono e il risultato è un primo tempo guardingo, in cui Inter e Atalanta badano più a non commettere errori che non ad offendere. Gli ospiti partono meglio, hanno maggiore facilità ad arrivare nei pressi di Carnesecchi, non a caso la prima occasione capita sui piedi di Thuram che scambia bene con Lautaro e solo davanti al portiere colpisce la base del palo. La risposta degli orobici, che prendono le contromisure dopo un quarto d’ora, è affidata a un colpo di testa di Pasalic, la scelta a sorpresa di Gasperini come trequartista insieme a Lookan alle spalle di Retegui, che viene disinnescato dall’attento Sommer.

Le due rivali si equivalgono anche per numero di calcio d’angolo (due) falli commessi (cinque a testa) in un primo senza squilli all’insegna dell’equilibrio. L’avvio ripresa è caratterizzato da uno stop di sei minuti per un malore avvertito da un tifoso presente nel settore ospiti, soccorso dai sanitari e accompagnato fuori dallo stadio in barella. La pausa forzata si rivela beffarda per la Dea: il calcio d’angolo battuto da Calhanoglu appena riparte il gioco porta al gol di testa di Carlos Augusto, solo di testa nel cuore dell’area. Gasp corre ai ripari inserendo De Ketelaere e Ruggeri per provare a scuotere la sua squadra, troppo passiva in fase offensiva con Retegui fuori partita e Lookman ben controllato. Nel finale, nervoso e con gli ospiti vicini al tris con Frattesi e Bastoni, vengono espulsi anche Gasperini e Bastoni – per doppia ammonizione -, un rosso che non rovina più di tanto la notte dell’Inter che da Bergamo inizia la sua fuga verso il tricolore.

La Magica prosegue la sua scia vittoriosa

La Roma conclude il match 1-0 contro l’Empoli in un match disputato allo stadio ‘Castellani’. A decidere la partita il gol di Soulé dopo 22 secondi. In classifica i giallorossi, al 5° successo di fila, salgono al 7° posto con 46 punti, mentre l’Empoli resta fermo a quota 22 in 18/a posizione.

Roma che sta andando alla grande con cinque vittorie consecutive ed anche a Empoli i giallorossi hanno confermato lo stato di grazia, con un gol rapidissimo. Ma anche tante occasioni non chiuse per raddoppiare nel primo tempo. Passano appena 22 secondi gioco e la Roma è già in vantaggio: brutto errore di Colombo in impostazione, Shomurodov recupera la sfera e serve sulla fascia sinistra Salah-Eddine che mette al centro per Soulé che fa secco Silvestri.

Il tecnico Claudio Ranieri, alla domanda sulla buona prestazione di Soulé, ha glissato, preferendo elogiare in blocco i suoi: “Tutta la squadra mi è piaciuta. A me piace la praticità e non l’accademia, per me giocare bene significa vincere le partite”. Sul versante empolese Roberto D’Aversa non ha ovviamente preso bene la falsa partenza dei suoi: “La Roma soprattutto nel primo tempo poteva arrotondare il risultato, sono stati sfortunati ed è stato bravo Silvestri. Ma una squadra che deve salvarsi non può partire così. Non possiamo prendere gol nel primo minuto. Nel secondo tempo dovevamo sfruttare la fortuna di aver chiuso la prima frazione con un solo gol di svantaggio, ma non abbiamo avuto la forza di andare a pareggiare”.

Nella ripresa Pellegrini ancora pericoloso al 62′ con un bel colpo di testa respinto da Silvestri, tre minuti più tardi ci prova Paredes su punizione ma il suo tentativo è di poco alto. I toscani non riescono a rendersi pericolosi, mentre i giallorossi sfiorano altre due volte il raddoppio con Baldanzi e Dovbyk. Nel finale brivido per la Roma con un colpo di testa di Kouamé fuori di pochissimo. Grazie a questa vittoria la Roma sale al settimo posto a quota 46 punti, a -4 dal Bologna, sesto, mentre l’Empoli rimane fermo a 22, al terz’ultimo posto.

La squadra di Conte si impone sui Viola

Il Napoli supera la Fiorentina e si riporta a una sola lunghezza dalla capolista Inter. La squadra di Conte mantiene per buona parte della gara un netto predominio nel gioco ma nella fase finale rischia che i toscani riescano a raggiungere il pareggio. Nel Napoli c’è un evidente crollo sul piano fisico e la Fiorentina ne approfitta per chiudere gli avversari nella loro metà campo. Nonostante la decisa spinta offensiva, però, i viola non riescono a minacciare in maniera concreta la porta di Meret e alla fine il Napoli si porta a casa tre punti preziosi per le ambizioni di scudetto. Conte, che deve ancora rinunciare agli infortunati Neres, Anguissa e Mazzocchi, punta sulla stessa formazione reduce dal pareggio con l’Inter, con il centrocampo caratterizzato dal doppio playmaker con Gilmour che affianca Lobotka. Palladino, senza gli squalificati Mandragora e Zaniolo e gli infortunati Colpani e Folorunsho, fa rifiatare inizialmente Pongracic, Gosens e Beltran e si affida a Comuzzo, Parisi e Gudmundsson.

Il Napoli impone immediatamente un ritmo intenso e costringe la Fiorentina a badare quasi esclusivamente a costruire un argine difensivo. I toscani provano a replicare con iniziative che nascono sul ribaltamento dell’azione ma la difesa del Napoli è attenta e non concede spazi alle offensive avversarie. Nella prima frazione di gioco la squadra di Conte costruisce ottime occasioni da gol, ancor prima di andare in vantaggio, con Raspadori e dopo aver trovato la via della rete, con Di Lorenzo, che colpisce la traversa con una conclusione dalla distanza, con Spinazzola e con McTominay. Il gol del vantaggio per gli azzurri arriva al 25′. MacTominay, spostato sulla sinistra, entra in area e conclude con un forte tiro che De Gea può solo ribattere, senza riuscire a indirizzare di lato il pallone che finisce sui piedi di Lukaku. Il belga appoggia in rete a porta vuota. La Fiorentina nel primo tempo riesce a concludere pericolosamente una sola volta con Kean che anticipa Meret, colpisce di testa e manda il pallone a sfiorare la traversa.

E’ invece la squadra di Conte a trovare il secondo gol. Al 15′ è il dialogo tra Lukaku e Raspadori a dare i suoi frutti con il primo che mette il secondo in condizioni di battere a rete da pochi passi. La partita sembra essersi definitivamente indirizzata a favore dei padroni di casa ma al 21′ Gudmundsson, servito da Kean al limite dell’ area di rigore fa partire un tiro rasoterra che si infila in porta sul palo alla sinistra di Meret. Palladino con le sostituzioni cerca di dare una maggiore spinta offensiva alla squadra, mentre il Napoli sembra subire un notevole appannamento atletico. La Fiorentina si getta all’attacco, ma la difesa di Conte regge all’urto e alla fine, pur affannando, riesce a portare a casa la vittoria.

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